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Capitolo 19

I viaggi di D. Bosco sono apostolati - Le preghiere mantengono la pace in Roma - La canonizzazione de' martiri Giapponesi - Sacra ordinazione Sacerdotale di D. Cagliero e di D. Francesia: gioia de' giovani: lettura di una composizione memorabile - Discorsi famigliari degli alunni con D. Bosco: dubbio sull'avveramento di una predizione: se in qualche caso debba reputarsi libera la vocazione allo stato ecclesiastico: la strenna della Madonna, il lume misterioso in camerata e conseguenze: misericordie di Dio per chi viene nell'Oratorio: il bene si diffonde fuori della casa: conversione di protestanti: l'Oratorio quanto più si nasconde tanto più va bene - Un ritorno alla Chiesa Cattolica.


Capitolo 19

da Memorie Biografiche

del 01 dicembre 2006

Abbiamo visto negli anni passati assentarsi D. Bosco a quando a quando dall'Oratorio per recarsi in città e paesi del Piemonte e della Lombardia. Da qui innanzi però più frequenti e più lunghe dovranno essere le sue peregrinazioni, ma sempre chiamato dagli interessi della gloria di Dio e della salute delle anime. Egli infatti ovunque si recasse, incontravasi in persone desiderose di confessarsi da lui. Perciò, benchè il Papa gli avesse concessa a voce la facoltà di confessare in ogni luogo del mondo, pure egli aveva creduto bene di chiedere a Roma di poter assolvere dai casi contemplati dalla pagella della Sacra Penitenzieria; e la sua domanda era stata appagata il 3 maggio 1862. In quanto alla facoltà pei casi riservati dai Vescovi, già da tempo, o per richiesta o spontaneamente, molti gliela avevano concessa amplissima o gliela concedevano al primo suo metter piede nelle loro diocesi.

Mentre D. Bosco pensava alla scelta de' suoi itinerarii, a Roma si preparavano solennissime feste per la Canonizzazione dei Martiri Giapponesi; e la Contessa di Camburzano scriveva da Nizza Marittima a D. Bosco il 4 giugno.

“ Voi avete fatto certamente un grande sacrifizio, signor Abate, non andando a Roma; ma le vostre ferventi preghiere e quelle de' vostri fanciulli contribuiscono senza alcun dubbio alla pace che gode la Santa Città, e a questo primo trionfo della Chiesa. È impossibile non riconoscerlo in questa imponente riunione di Vescovi, di preti, e di fedeli; e a noi sembra un pegno di quella vittoria del Papato che affrettiamo con tutti i nostri voti ”.

La canonizzazione si celebrò l'8 giugno, essendo presenti 43 Cardinali, 5 Patriarchi e Primati, 52 Arcivescovi e 168 Vescovi. Mancavano tutti i Vescovi italiani, avendo loro proibito il Governo di recarsi presso il Papa. Essi però con lettere ed indirizzi protestarono la loro fedeltà, ossequio, ed affetto alla Cattedra di Pietro. Nello stesso tempo manifestavano quanto fosse amareggiato il loro cuore nell'essere stata chiusa ad essi la via di prostrarsi al cospetto del Vicario di Gesù. Cristo.

Alla gioia che D. Bosco provò per le feste di Roma e per le nuove glorie della Chiesa Cattolica, un'altra se ne aggiunse da lui egualmente sentita per un avvenimento sospirato e domestico dell'Oratorio. Il 14 giugno, sabato delle quattro tempora, venivano ordinati sacerdoti da Mons. Balma tre suoi Diaconi, D. Fusero Bartolomeo, D. Cagliero Giovanni, D. Francesia Giovanni Battista. Questi lesse al Vescovo, per ringraziarlo, un componimento a nome degli ordinati, religiosi o ascritti alla diocesi, i quali lo avevano pregato di esprimere i loro sentimenti. In queste occasioni toccava sempre ad un salesiano tale incarico, poichè dicevasi essere i figli di D. Bosco fatti per la letteratura.

Il domani, mentre D. Fusero celebrava la prima messa in Caramagna sua patria, D. Francesia e D. Cagliero con giubilo di tutta la Comunità celebravano nell'Oratorio, il primo quella della Comunione generale, il secondo la cantata in musica.

Nel dopo pranzo vi fu accademia sotto i portici in loro onore. Musiche, canti, componimenti in poesia ed in prosa, applausi frenetici resero testimonianza dell'affetto e della stima degli alunni per i neo - sacerdoti. IL Chierico Berruti, ora Vescovo di Vigevano, incominciò il suo complimento col testo d'Isaia. Dedi te in lucem gentium ut portes nomen meum usque ad fines terrae. Fu un presagio del futuro, fondato però sopra lo zelo attivo di D. Cagliero e sulla preminenza che aveva sempre tenuta fra i compagni. Fin da quando era studente si era acquistato talmente il loro affetto e la loro confidenza, che alla sera data la buona notte a D. Bosco, passavano ad augurarla anche a lui.

Dopo le funzioni dei vespri, D. Bosco in tempo di ricreazione fu circondato da un numero di giovanetti, da chierici e da preti. Abbiamo già fatto cenno altrove dei dialogi famigliari e interessanti, che si svolgevano in queste circostanze. Gli alunni avevano sempre domande da fare e si succedevano non già con un nesso logico, ma sibbene secondo le idee che frullavano in testa di chi interrogava; e talvolta da lungo tempo meditate, aspettando l'occasione opportuna per esporle al Servo di Dio. Queste erano una prova che non dimenticavano nessuna delle sue parole, sicchè egli parlando non poteva arrischiare ad essere preso in fallo, cosa che d'altra parte la sua stessa coscienza gli avrebbe vietato. Le richieste erano tanto più libere, in quanto che la libertà e la confidenza loro accordata era quella di un padre amantissimo.

I giovani pertanto, dopo che ebbero parlato della cara festa poc'anzi goduta, incominciarono ad esporre un loro dubbio sopra una predizione di D. Bosco dell'anno passato, poichè erano sicuri dell'avveramento di tutte quelle annunziate in questo anno. Quindi gettarono un motto, rinnovando la domanda fatta il 10 settembre 1861.

La Cronaca di D. Ruffino ci narra per esteso la svariata conversazione.

“ Uno dei giovani interrogò D. Bosco: - Si ricorda quanto lei disse l'anno scorso il giorno 3 del mese di giugno nell'occasione dell'esercizio di buona morte, cioè che uno di noi non l'avrebbe più fatto un'altra volta? Or bene; come si è avverato il suo annunzio?.... Noi non ce ne siamo accorti!

” D. Bosco rispose: - L'esercizio della buona morte - quel tale non l'ha fatto. Io non ebbi più notizie di lui, ma sto a vedere dove egli andrà a, terminare. Ti dirà poi tutto.

” Così egli parlò con serietà; ma concluse scherzando e sorridendo: - E se anche non si avverasse che importa?

    ” Risero i giovani, divagarono in altri discorsi, finchè uno de' più adulti chiese: - Mi permette D. Bosco?

” - Parla pure.

” - Giudicando secondo la nostra corta intelligenza, pare che talora la scelta della nostra vocazione non sia del tutto libera, o almeno non senza morale costringimento: per es.: il suo nipote Luigi non si sentì chiamato allo stato Ecclesiastico e fu costretto a lavorare la terra, mentre non gli fu lasciata libera nessuna strada per altra carriera. Un secondo esempio: quando Rigamonti andò a casa, dicendo che non si sentiva chiamato allo stato Ecclesiastico, i suoi parenti gli risposero: - Bene; se è così, ti metterai a lavorare con noi. - Venuta questa decisione a sua notizia lei approvolla, dicendo: - Essere questo il vero modo di fare.

” D. Bosco ascoltò; poi rispose: L'elezione dello stato qui nella casa è pienamente libera, e senza tutti i necessarii requisiti, per esempio, nessuno è ammesso a vestire l'abito clericale. Chi fu vestito di questo ha un segno di vocazione; ma chi non è chiamato a questo stato nei tempi miserabili in cui viviamo, io giudico assai meglio che lavori la terra. Per quello che spetta agli esempi addotti, a Bosco Luigi furono date le norme intorno all'elezione dello stato; finito l'anno di rettorica disse che non sentivasi di farsi prete, andò a casa, fu messo a lavorare la terra, ma nemmeno allora seppe decidere quale carriera più aggradisse. Rigamonti poi ha i suoi parenti contadini: questo è da badare; perchè se fosse un giovane nato di civil condizione, non sarebbe conveniente il metterlo a lavorare la campagna; ma uno stato tolto dai campi e mandato allo studio per vedere se il Signore lo chiamasse, posto che non corrisponda, non gli si fa torto, ed è meglio per lui, rimandandolo a lavorare la terra.

” La memoria e il frutto della strenna data al principio dell'anno durava ancora, e un altro allievo, come D. Bosco ebbe finito di parlare, gli disse: - Intorno alla strenna non si può proprio sapere nulla di più di quello che ci disse? Vuole proprio seppellire tutto? Dica qualche cosa a me!

” D. Bosco rispose: - Tutto quello che era necessario alla maggior gloria di Dio si è già detto; se non fossi io compromesso direi qualche cosa, ma siccome sono cose personali non conviene dirle.

” - Dica almeno: il fatto del lume ha connessione colla strenna?

” - Ma!... può essere.... Il fatto sta che la Madonna vuole la casa pulita e perciò dopo il Natale quasi 20 giovani partirono dall'Oratorio senza essere mandati. Quel Batt….. era proprio una spina per la casa; sventuratamente esistevano motivi per non poterlo mandar via: aveva la protezione del Conte X. e il suo stato era un serio impedimento, perchè espulso sarebbesi trovato in mezzo alla strada. Tutto ciò non mi lasciava prendere la determinazione di allontanarlo, quantunque col suo esempio facesse male agli altri, e fin­gesse continuamente. Ebbene: avvenne che andò via da se...Vi sono poi certi uni cui nulla valse quanto si fece e si disse in tutto l'anno scorso; ammonizioni pubbliche e private; tutto

fu nulla. Ma furono vinti da que' biglietti della strenna ed indotti ad aggiustare la loro coscienza.

” - Bisogna confessarlo, esclamò un giovane: quante grazie fa il Signore a chi viene accolto in questa casa.

” - C'è proprio da ringraziare la misericordia di Dio. Conoscevate il giovane Delma...! Poco tempo fa venne in casa. Io ero già stato prevenuto intorno alla sua passata condotta; tale qual si può immaginare di uno, che erasi arruolato ed aveva militato sotto Garibaldi. Giunto qui si aggirava di qua e di là, stava all'erta guardando se era spiato, pensava con chi avesse potuto parlare a fidanza, ma dapertutto trovava aria e terreno a lui non confacente. Da ogni parte si vedeva osservato. Finalmente venne una sera a visitarmi. Io gli domandai:

” - Come ti chiami?

” Ed egli: - Delma....

” - Come ti chiami?

” - Delma .....

” - Come ti chiami?

” - Delma...

” - Io chi sono?

” - D. Bosco!

” - Io chi sono?

” - D. Bosco!

” - Ripeti ancora una volta: io chi sono?

” - Lei non è D. Bosco?

” - Sai perchè ti faccio ripetere tre volte queste parole? Perchè tre sono le parole che ti dice il Signore: cioè: lascia il peccato; aggiusta gli imbrogli di tua coscienza; datti a Dio che è tempo. A rivederci.

” Delma     se ne partì tutto turbato, andò a dormire e passò tutto l'indomani sopra questi pensieri, che io gli aveva espressi. Alla sera me lo veggo giungere in mia camera tutto fuori di sè. Io credevo al primo vederlo che avesse altercato con qualcuno, ma egli piangendo, mi disse: - D. Bosco io sono nelle sue mani; mi aiuti a salvarmi l'anima.

” - Ma il bene non si ferma nella casa, osservò un altro giovane: e le Letture Cattoliche?.... e i protestanti convertiti?....

” - Oh sì. E avrei bisogno di un po' di tempo libero dalle cure della casa per lavorare intorno ai Protestanti. Vi è tra essi un grande movimento verso il Cattolicismo. L'altro giorno ricevei un biglietto da uno dei loro capi, in cui mi si diceva che egli da diciotto anni aveva abbandonata la vera Chiesa e che ora voleva fare la sua confessione. Sabato debbo portarmi a trovarne un altro per questo stesso motivo. Saranno forse una ventina che faranno la loro abiura insieme.

    ” - A questo modo l'Oratorio acquisterà un bel nome, saltò su a dire un piccolino, quando si sapranno tutte queste cose.

” - Ho conosciuto, rispose D. Bosco, che quanto più l'Oratorio sta nascosto, tanto più va bene. Spesso ci sono cose, le quali, pubblicate, paiono promuovere la gloria di Dio, ma poscia vedo che tornano a danno ”.

Così finiva questa conversazione, che ci lasciò anche memoria dell'opera di D. Bosco per la conversione degli eretici. Di uno di questi, ecco l'abiura.

“ Io sottoscritto avendo conosciuto che era caduto in una Chiesa d'orrore e di superstizione, ben diversa dalla Santa Madre Chiesa nella quale era stato educato da' miei genitori, tanto io, come tutta la mia famiglia, siamo pronti: prima di chiedere di cuore perdono a Dio, perchè ci conceda la sua santa grazia e di poter fare una nuova professione di fede; e poi di osservare i comandamenti della legge di Dio e della Santa Madre Chiesa, di credere tutto ciò che Dio ha rivelato. Perciò proponiamo e promettiamo, mediante la grazia del Signore e di Maria SS. sua Madre, di voler vivere e morire nella Santa Religione Cattolica e Apostolica, nella quale siamo nati e battezzati. Quindi vogliamo sperare che Lei (D. Bosco) ci raccomanderà nelle sue preghiere e nella S. Messa a Dio, perchè ci abbia misericordia, perdonandoci i nostri peccati commessi coll'abbandonare la sua Chiesa. Per ciò crediamo e confidiamo nella bontà del Signore di essere ancora accettati nel grembo della sua Chiesa, nella riunione de' suoi fedeli.

Mi affermo

 

ROVEDA GIOVANNI.

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