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Capitolo 18

Sogno: i futuri avvenimenti della Chiesa: le due colonne in mezzo al mare: la nave del Papa assalita e sua strepitosa vittoria - Spiegazione del sogno - Difficoltà che incontrano i fedeli raccoglitori delle parole di D. Bosco - Una questione insoluta riguardo al sogno - Padre Passaglia e la tentata ribellione del Clero contro il Papa - D. Bosco, Padre Passaglia e Nicomede Bianchi - Ritrattazione di un sacerdote apostata.


Capitolo 18

da Memorie Biografiche

del 01 dicembre 2006

    Don Bosco il 26 maggio aveva promesso ai giovani di raccontar loro qualche bella cosa nell'ultimo o nel penultimo giorno del mese.

Il 30 maggio dunque raccontò alla sera una parabola o similitudine come egli volle appellarla.

Vi voglio raccontare un sogno. È vero che chi sogna non ragiona, tuttavia io, che a voi racconterei persino i miei peccati, se non avessi paura di farvi scappar tutti e far cadere la casa, ve lo racconto per vostra utilità spirituale. Il sogno l'ho fatto sono alcuni giorni.

Figuratevi di essere con me sulla spiaggia del mare, o meglio, sopra uno scoglio isolato e di non vedere altro spazio di terra, se non quello che vista sotto i piedi. In tutta quella vasta superficie delle acque si vede una moltitudine innumerevole di navi ordinate a battaglia, le prore delle quali sono terminate da un rostro di ferro acuto a mo' di strale, che ove è spinto ferisce e trapassa ogni cosa. Queste navi sono armate di cannoni, cariche di fucili, di altre armi di ogni genere, di materie incendiarie, e anche di libri, e si avanzano contro una nave molto più grossa e più alta di tutte loro, tentando di urtarla col rostro, di incendiarla o altrimenti di farle ogni guasto possibile.

A quella maestosa nave arredata di tutto punto, fanno scorta molte navicelle, che da lei ricevono i segnali di comando ed eseguiscono evoluzioni per difendersi dalle flotte avversarie. Il vento è loro contrario e il mare agitato sembra favorire i nemici.

In mezzo all'immensa distesa del mare si elevano dalle onde due robuste colonne, altissime, poco distanti l'una dall'altra. Sovra di una vi è la statua della Vergine Immacolata, a' cui piedi pende un largo cartello con questa iscrizione: - ­Auxilium Christianorum; - sull'altra, che è molto più alta e grossa, sta un'Ostia di grandezza proporzionata alla colonna e sotto un altro cartello colle parole: Salus credentium.

Il comandante supremo sulla gran nave, che è il Romano Pontefice, vedendo il furore dei nemici e il mal partito nel quale si trovano i suoi fedeli, pensa di convocare intorno a sè i piloti delle navi secondarie per tener consiglio e decidere sul da farsi. Tutti i piloti salgono e si adunano intorno al Papa. Tengono consesso, ma infuriando il vento sempre più e la tempesta, sono rimandati a governare le proprie navi.

Fattasi un po' di bonaccia, il Papa raduna per la seconda volta intorno a sè i piloti, mentre la nave capitana segue il suo corso. Ma la burrasca ritorna spaventosa.

Il Papa sta al timone e tutti i suoi sforzi sono diretti a portar la nave in mezzo a quelle due colonne, dalla sommità delle quali tutto intorno pendono molte áncore e grossi ganci attaccati a catene.

Le navi nemiche si muovono tutte ad assalirla e tentano ogni modo per arrestarla e farla sommergere. Le une cogli scritti, coi libri, con materie incendiarie di cui sono ripiene e che cercano di gettarle a bordo; le altre coi cannoni, coi fucili e coi rostri: il combattimento si fa sempre più accanito. Le prore nemiche l'urtano violentemente, ma inutili riescono i loro sforzi e il loro impeto. Invano ritentano la prova e sciupano ogni loro fatica e munizione: la gran nave procede sicura e franca nel suo cammino. Avviene talvolta che, percossa da formidabili colpi, riporta ne' suoi fianchi larga e profonda fessura, ma non appena è fatto il guasto spira un soffio dalle due colonne e le falle si richiudono e i fori si otturano.

E scoppiano intanto i cannoni degli assalitori, si spezzano i fucili, ogni altra arma ed i rostri; si sconquassan molte navi e si sprofondano nel mare. Allora i nemici furibondi prendono a combattere ad armi corte; e colle mani, coi pugni, colle bestemmie e colle maledizioni.

Quand'ecco che il Papa, colpito gravemente, cade. Subito coloro, che stanno insieme con lui, corrono ad aiutarlo e lo rialzano. Il Papa è colpito la seconda volta, cade di nuovo e muore. Un grido di vittoria e di gioia risuona tra i nemici; sulle loro navi si scorge un indicibile tripudio. Senonchè appena morto il Pontefice un altro Papa sottentra al suo posto. I Piloti radunati lo hanno eletto così subitamente, che la  notizia della morte del Papa giunge colla notizia dell'elezione del successore. Gli avversarii incominciano a perdersi di coraggio.

Il nuovo Papa sbaragliando e superando ogni ostacolo, guida la nave sino alle due colonne e giunto in mezzo ad esse, la lega con una catenella che pendeva dalla prora ad un'áncora della colonna su cui stava l'Ostia; e con un'altra catenella che pendeva a poppa la lega dalla parte opposta ad un'altra áncora appesa alla colonna su cui è collocata la Vergine Immacolata.

Allora succede un gran rivolgimento. Tutte le navi che fino a quel punto avevano combattuto quella su cui sedeva il Papa, fuggono, si disperdono, si urtano e si fracassano a vicenda. Le une si affondano e cercano di affondare le altre. Alcune navicelle che hanno combattuto valorosamente col Papa vengono per le prime a legarsi a quelle colonne.

Molte altre navi che, ritiratesi per timore della battaglia si trovano in gran lontananza, stanno prudentemente osservando, finchè dileguati nei gorghi del mare i rottami di tutte le navi disfatte, a gran lena vogano alla volta di quelle due colonne, ove arrivate si attaccano ai ganci pendenti dalle medesime, ed ivi rimangono tranquille e sicure, insieme colla nave principale su cui sta il Papa. Nel mare regna una gran calma.

D. Bosco a questo punto interrogò D. Rua: - Che cosa pensi tu di questo racconto?

D. Rua rispose: - Mi pare che la nave del Papa sia la Chiesa, di cui esso è il Capo: le navi gli uomini, il mare questo mondo. Quei che difendono la grossa nave sono i buoni affezionati alla santa Sede, gli altri i suoi nemici, che con ogni sorta di armi tentano di annientarla. Le due colonne di salute mi sembra che siano la divozione a Maria SS. ed al SS. Sacramento dell'Eucarestia. -

D. Rua non parlò del Papa caduto e morto e D. Bosco tacque pure su di ciò. Solo soggiunse: - Dicesti bene. Bisogna soltanto correggere un'espressione. Le navi dei nemici sono le persecuzioni. Si preparano gravissimi travagli per la Chiesa. Quello che finora fu, è quasi nulla a petto di ciò che deve accadere. I suoi nemici sono raffigurati nelle navi che tentano di affondare, se loro riuscisse, la nave principale. Due soli mezzi restano per salvarsi fra tanto scompiglio! - Divozione a Maria SS. - frequenza alla Comunione, adoperando ogni modo e facendo del nostro meglio per praticarli e farli praticare dovunque e da tutti.

Buona notte!

Le congetture che fecero i giovani intorno a questo sogno furono moltissime, specialmente riguardo ai Papa; ma Don Bosco non aggiunse altre spiegazioni.

Intanto i chierici Boggero, Ruffino, Merlone e il signor Chiala Cesare descrissero questo sogno e ci rimangono i loro manoscritti. Due furono compilati il giorno dopo la narrazione di D. Bosco, e gli altri due trascorso maggior tempo: ma vanno perfettamente d'accordo e variano solamente per qualche circostanza, che l'uno omette e l'altro nota.

Tuttavia è da osservarsi come in questo caso e in altri di simil genere, benchè il racconto fatto da D. Bosco fosse scritto subito colla maggiore fedeltà possibile, pure non poteva schivarsi qualche imperfezione. Un discorso durato mezz'ora e talvolta un'ora, naturalmente doveva rimaner compendiato in pochi fogli, raccolte le sole principali idee. Qualche frase non aveva potuto esser percepita dall'orecchio, qualche altra: non era più ricordata; la mente si stancava, l'ordine dei fatti si confondeva, quindi piuttosto che azzardare una amplificazione, si ommettevano quelle cose delle quali non si era certi.

Di qui ne venivano oscurità in argomenti già di loro natura in molti punti oscuri, in specie se riguardanti cose future; perciò dispute e spiegazioni diverse e contradditorie. E ciò, accadde anche riguardo al sogno o parabola da noi sopra riferita. Qualcuno disse che i Papi, i quali si succedettero nel comando della nave, furono tre e non due. Di questo parere è il Can. D. Bourlot Giovanni Maria, che fu parroco di Cambiano, il quale, essendo studente di filosofia nel 1862, era presente quando D. Bosco raccontò il sogno suddetto. Venuto, nell'Oratorio l'anno 1886, parlando con D. Bosco in tempo di pranzo delle impressioni rimastegli della sua gioventù, asserendo di essere sicuro della fedeltà della sua memoria, prese a descrivere il sogno delle due colonne in mezzo al mare, affermando che i Papi caduti furono due. Alla caduta del primo, aver esclamato i piloti: - Affrettiamoci: È presto fatto rimpiazzarlo. - E alla caduta del secondo essere accorsi i piloti, ma senza pronunciar questa frase.

Chi scrive queste memorie in quel momento era distratto, conversando col suo vicino di tavola: e D. Bosco gli disse: Ascolta e sta attento a ciò che dice D. Bourlot.

Quegli avendogli risposto di conoscere abbastanza bene quel fatto per i documenti che possedeva, e che secondo lui i Papi della nave erano solamente due, D. Bosco gli replicò: - Ti dico che sai niente.

Nel 1907 D. Bourlot ritornato nell'Oratorio ripeteva, con, esattezza, segno di sua buona memoria, dopo 48 anni, il racconto del sogno, sosteneva il numero dei Papi essere tre, rammentava la nostra contestazione alle sue affermazioni e le parole di D. Bosco a noi dirette.

Con tutto ciò di queste due versioni quale sarà la genuina? quella della Cronaca oppure quella del Can. Bourlot? Forse gli, avvenimenti daranno la soluzione del dubbio.

Dobbiamo però concludere dicendo che Cesare Chiala cogli altri, sono le sue precise parole, l'intese per una vera visione e profezia, benchè D. Bosco nel raccontarla non paresse aver altro scopo che d'indurre i giovani a pregare per la Chiesa e pel Sommo Pontefice, e di attirarli alla divozione verso il SS. Sacramento e verso Maria Immacolata.

E di queste preghiere e divozioni efficacissime vi era necessità, imperversando senza tregua la guerra contro la S. Sede; e specialmente per il bisogno che tutto il clero fedele continuasse a sostenere i diritti del Papa, insidiati anche e combattuti da un certo numero di sacerdoti indegni. Il Gesuita Padre Carlo Passaglia per superbia di mente, causa prelature e ufficii ambiti e non ottenuti, essendosi accostato al partito liberale romano, era stato espulso dalla Compagnia. Venuto a Torino per invito di Cavour, erasi accordato con lui anche sul da farsi quando morto Pio IX si radunasse il conclave per l'elezione del successore; e ritornato a Roma cercò di corrompere, ma invano alcuni prelati per averli complici nel riuscire ad indurre il Papa alla rinunzia de' suoi diritti. Verso la metà del 18 - 61 pubblicò in Firenze un appello ai Vescovi, intitolato Pro caussa italica, loro volendo insegnare le sue massime sul dominio temporale dei Papi; deposto quindi l'abito ecclesiastico, ritornò a Torino a farsi capo degli avversari di quel dominio.

Ottenuta la cattedra di filosofia morale nel Regio Ateneo, aveva fondato il Mediatore per trarre in inganno quelli del Clero, che, ingenui o liberali, pensavano che la Chiesa si potesse conciliare colla rivoluzione.

Quindi pubblicò un indirizzo al clero, perchè sottoscrivesse un'istanza al Papa, con minaccia di scisma, per indurlo a smettere il potere temporale. Una combriccola d'apostati istituita in Torino, sotto l'egida e spese del Governo, si era messa all'opera. Le autorità subalterne dovevano incoraggiare con ogni assistenza i preti ribelli ai proprii Vescovi ed alla Santa Sede. Emissarii, con sottana e senza, correvano per tutta l'Italia con un modulo di petizione che presentavano ai preti delle singole città e borgate; e dove colle minaccie a mano armata, dove colla prospettiva della carcere, dove con infami seduzioni, dove con promesse e dove a danari contanti carpirono ed ottennero le firme di parecchie centinaia di ecclesiastici. Il loro periodico ufficiale ne pubblicò 1943, senonchè molti protestarono di non aver dato il loro nome, di altri nulla si potè sapere, perchè erano invenzioni; molti erano stati ingannati, molti si ritrattarono saputa la condanna fulminata dalla Chiesa.

Si erano anche formate in varie città associazioni clerico - scismatiche - liberali - italiane composte di apostati, razzolati qua e là nel fango delle umane miserie. Di esse tutte era stato eletto, il 21 dicembre 1861, Presidente onorario Mons. Michele Caputo, Vescovo d'Ariano, che accettò. Cappellano maggiore di Garibaldi fu l'unico Vescovo ribelle al Papa. Si temeva con fondamento che fosse messo a capo della vagheggiata Chiesa Nazionale, colla celebrazione della messa in lingua italiana e con massime che puzzavano di gnosticismo e di protestantesimo, ma Iddio lo tolse dal mondo il 6 settembre del 1862 e impenitente moriva a Napoli.

D. Bosco sentendo parlare o di defezioni alla Chiesa di persone autorevoli o di altri pubblici scandali, esclamava, parlando a' suoi discepoli: - Non dovete maravigliarvi di niente; dove sono uomini vi sono miserie. Però la Chiesa non ha nulla a temere e se anche tutti congiurassero per gettarla a terra, vi è sempre lo Spirito Santo per sostenerla.

Egli però continuava senza mai scoraggiarsi ad avvicinare quegli erranti, nei quali sperava di poter infondere un buon seme di rescipiscenza. E in questo mese di Maggio cercava di attirare a sè per restituirli a Dio due preti ed un secolare. Uno di essi corrispose agli inviti della sua carità, gli altri si convertirono in fin di vita. Le sue preghiere e quelle de' suoi giovanetti non avranno influito alla loro salvezza eterna?

Il primo fu Passaglia. D. Bonetti così scrive nella sua cronaca:

“ Nel maggio ferveva lo sforzo per indurre il clero a sacrilega ribellione, quando il Professore di Rettorica, signor Dini, già protestante ed ora fervente Cattolico, avendo parlato di D. Bosco col famigerato Passaglia, questi con una delle solite sue frasi ampollose gli disse: - D. Bosco, possiede tutti i carismi dello Spirito Santo. - E aggiunse che sarebbe andato a trovarlo in Valdocco, ma che mandava ad altri tempi la visita, temendo ora di rimaner vinto. Essendo state riferite dal professore queste parole a, D. Bosco, egli fece osservare a' chierici: che per Passaglia era necessario un colpo straordinario della grazia; che le parole degli uomini a nulla valevano con lui, e che essi pregassero il Signore a volerlo ricondurre sul buon sentiero ”.

Tuttavia trattandosi di un'anima di sacerdote che tanto scandalo recava alla Chiesa, come aveva fatto con Grignaschi ed altri, così fece con Passaglia. Cercò di avvicinarlo ed ebbe più colloquii con lui condotti con isquisita prudenza, per non irritarlo. Quel poveretto, conveniva di essere sulla falsa via, ma D. Bosco capì che non si sarebbe indotto a riconoscere pubblicamente il suo torto. Vedutolo avido di lodi e rispettose dimostrazioni di stima, gli fu largo di meritati elogi pel suo Commentario sopra l'Immacolata Concezione, stampato pel 1854, opera dottissima e celeberrima: e incontrandolo anche nelle vie più frequentate della città, gli prestava pubblicamente ossequio.

Eletto deputato al Parlamento, propose ancora una legge che obbligava il clero al giuramento di fedeltà al Re e allo Statuto e di non osteggiare l'unità d'Italia; ma la Camera non le fece buon viso. Dopo non lungo tempo però ridottosi a migliori consigli, ritiratosi a vita privata, dalla sua cattedra di Filosofia morale, più non si pronunziò contro la Chiesa ed i suoi diritti. Compose anche e pubblicò parecchie opere utilissime, come la confutazione della Vita di Gesù dell'empio Renan, e una conferenza contro il divorzio. Con tutto ciò, benchè agitato da vivi rimorsi, non si poteva indurre a formolare una domanda di perdono al Papa. Ma in fine, nel 1887, vedendosi vicino a morire, faceva ampia ritrattazione; e, ricevuti i Sacramenti, con molta pietà, passava di vita il 12 marzo.

Il secondo fu Nicomede Bianchi, Modenese, il quale dopo aver cospirato contro il suo Sovrano e servito alle sette, era venuto in Torino. Qui ebbe uffici nel Municipio e fu Direttore degli Archivi di Stato.

“ Il 12 maggio alla sera si recitava nell'Oratorio la Commedia latina Minerval, dice la Cronaca: si erano fatti inviti, come altre volte, e il fiore de' professori della città si era certi che sarebbe accorso; ma il tempo fu tutto il giorno noioso per una pioggia dirotta. ”

Aveva pur ricevuto l'invito Nicomede Bianchi e il domani D. - Bosco riceveva il seguente biglietto:

 

 

PRESIDENZA DEL LICEO DEL CARMINE.

 

Reverendissimo Signore,

 

Il cattivo tempo mi tolse, giovedì 12 dello Stante, il piacere di godere nell'istituto della S. V. Ill.ma un grato trattenimento. Desidero però che Ella abbia i miei più cordiali ringraziamenti per il gentilissimo invito. Colgo questa occasione per professarmi con istima

 

13 Maggio 1862.

 

Dev.mo Servo

Nicomede Bianchi.

 

Con questo signore, avverso quanto altri mai agli Istituti religiosi di educazione, ebbe poi D. Bosco più volte in lunghi anni questioni spinose, riguardanti le sue Opere; ma personalmente lo trattò sempre con quella cortesia amorevole che gli procurava tanti amici, anche fra gli avversarii.

Nicomede Bianchi scrisse la storia della Diplomazia Italiana in Europa ad uso della rivoluzione e antipapale. Collo stesso intento incominciò a scrivere la Storia della Monarchia Piemontese, ma non la potè condurre a termine. Però verso il cadere de' suoi giorni tornò a ravvedimento, frequentò le chiese, e morì cristianamente.

Il terzo fu un ecclesiastico che D. Bosco ricondusse al seno della Chiesa come lo prova il seguente documento.

 

Mi credo in dovere di coscienza dare al pubblico questa mia ritrattazione. Illuso dal pastore valdese di Torino abbandonai la Religione cattolica romana e mi aggregai alla sua Chiesa, della quale feci parte come Evangelista. Ma ben ponderati questi punti:

I°. La nessuna carità cristiana che regna nella Chiesa valdese: e sia prova di ciò la scandalosa disunione che regna tra i due principali pastori di Torino;

2°. Visto che predicano che anche il battesimo non è di necessità di mezzo alla nostra eterna salvazione, e perciò la Chiesa valdese non sarebbe cristiana;

3°. Conosciuti tutti gli altri errori che ammettono contro lo stesso santo Evangelo;

Intendo di abbandonare detta Babilonia di Chiesa valdese, facendo ritorno alla Chiesa Cattolica Romana, sacrificando alla professione e sostegno della medesima, se farà di bisogno, la vita, le sostanze, l'onore.

In fede di ciò mi dichiaro

Torino, li 22 Maggio 1862.

 

Sacerdote Andrea Taranelli

Cattolico romano.

 

Giuseppe Barloni - Dini

fui presente e testimone.

 

Testimonio per quanto sopra

Federico Oreglia

Cav. di Santo Stefano.

 

 

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