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Capitolo 14

L'Arcivescovo permette la vestizione clericale dei primi quattro studenti dell'Oratorio - Rua Michele allievo delle scuole di latinità - Il Can. Gastaldi prima dì ascriversi tra i Rosminiani raccomanda l'Oratorio a sua madre - MANIERA FACILE PER IMPARARE LA STORIA SACRA, AD USO DEL POPOLO CRISTIANO.


Capitolo 14

da Memorie Biografiche

del 24 novembre 2006

Don bosco giudicando che i suoi quattro discepoli di lingua latina potessero subire lodevolmente l'esame per indossare la veste clericale, e avendo bisogno urgente del loro aiuto negli Oratorii, ne scrisse da Castelnuovo all'Arcivescovo per ottenere le opportune licenze. Da Lione pertanto Mons. Fransoni rispondeva a D. Bosco il 23 ottobre 1850:

 

Carissimo D. Bosco,

 

Spiacemi di non poter soddisfare alla sua domanda per ammettere fuori tempo all'esame per l'abito clericale i raccomandatimi giovani Reviglio Felice, Bellia Giacomo, Buzzetti Giuseppe e Gastini Carlo, giacchè se aprissi questa via cesserebbe subito la disposizione data dal mio antecessore fissando un solo esame nell'anno per tutti insieme i postulanti. Qualche rarissima volta ho preso il temperamento di tollerare che alcuno indossasse l'abito clericale senza patente, e che poi subisse l'esame all'epoca stabilita per tutti. Questo pertanto è quello che posso fare per i suoi raccomandati, e parmi che possa adequare le sue mire, giacchè con questo Ella ottiene il suo intento. Conservi dunque la presente lettera per sua giustificazione, ed intanto faccia maggiormente esercitare i giovani per assicurare vieppiù l'esito dell'esame.

 

Preghi per me che sono di tutto cuore.

Suo dev. obblig. Servo

LUIGI Arciv. di Torino.

 

D. Bosco fu grato alla bontà dell'Arcivescovo e, ritornato in Torino, continuò a dar le sue lezioni fino al termine dell'anno. Per ben quattordici mesi aveva fatto scuola di latino quasi tutti i giorni, prima del meriggio, e per cinque,o sei ore consecutive. Era adunque tempo di far dare ai suoi alunni un esame almeno privato. Di questo incaricò il Dottore in Teologia Sacerdote Chiaves e il Professore di Rettorica D. Matteo Picco, i quali non poterono in nessun modo spiegarsi, come fosse stato in poco tempo possibile a Don Bosco di preparare scolari cosi ben istruiti. E li dichiararono capaci di starsene tra gli studenti di filosofia.

La soddisfazione provata da D. Bosco per questo esame era stata preceduta da un bel guadagno e da una non piccola perdita. Abbiamo visto il giovanetto Rua Michele assistere agli esercizii spirituali di Giaveno. Egli aveva compiuto il corso elementare alle scuole dei discepoli del La-Salle; lungo l'anno, il Fratello Michele suo maestro, che era amatissimo dagli scolari, conoscendo la sua intelligenza, e il suo spirito di pietà, l'amabilità, la prudenza, l'amore al lavoro, gli aveva proposto di farsi iscrivere come confratello nel suo Istituto Religioso. Il giovinetto, che motto lo riamava, acconsentiva al cordiale invito, e rispondeva: - Se nel venturo anno scolastico, lei torna alla sua scuola, farò ciò che mi consiglia.

Rua abitava in Valdocco poco lontano dall'Oratorio: suo padre ortolano, era un cristianone all'antica, e sua madre non dimostravasi da meno di mamma Margherita nell'educar bene i suoi figli. La vicinanza delle due case traeva il giovane Michele all'Oratorio anche nei giorni feriali. Come egli ebbe preso l'ultimo esame e fu chiuso l'anno scolastico, Don Bosco, che, coll'intuito tutto suo proprio, aveva pronosticato bene delle sue rare qualità, gli domandò se non gli sarebbe piaciuto farsi prete. Michele gli rispose: - Oh sì, molto! - Ebbene, preparati a studiare la lingua latina.

Il giovanetto allora gli espose, l'invito fattogli dal suo maestro e la risposta che egli aveva data. D. Bosco ciò udendo nulla più soggiunse, ma le sue parole avevano prodotta una viva impressione. Dio intanto guidava gli avvenimenti. Il Fratello Maestro era stato tolto dalla sua scuola per ordine de' Superiori, e trasferito ad insegnare in altra lontana località Michele sciolto così dal suo impegno, chiese ed ottenne da' suoi parenti di poter seguire il consiglio di D. Bosco. Nel dare la cara notizia al padre spirituale dell'anima sua, Michele presentavagli gli attestati di menzione onorevole mensili di secondo e di primo grado, ottenuti alla scuola elementare superiore negli anni 1848-49, 1849-50, per la sua ottima condotta ed applicazione allo studio. Questi furono tanto cari a D. Bosco, che volle ritenerli per sè , li conservò finchè visse, ed esistono ancora nei nostri archivii.

D. Bosco nei tre mesi di vacanza autunnale affidò Rua Michele, coi giovani Ferrero e Marchisio, a D. Merla, il quale li istruì nei principii della lingua latina. Ma dopo la festa di Ognissanti, non potendo più D. Bosco ammaestrarli egli stesso regolarmente, incominciò a mandarli alla scuola privata del Professore Bonzanino Giuseppe, patentato per le tre ginnasiali inferiori. Questi insegnava, presso la piazza di San Francesco d'Assisi, nella casa appartenente alla famiglia Pellico e in quelle stesse camere dove il buon Silvio aveva scritte Le mie prigioni; ed accoglieva volentieri la domanda di D. Bosco. D. Bosco alla sera però faceva ripetizione a tutti di grammatica, insegnava loro il sistema metrico e li esercitava a fare conti.

Michele Rua continuava ad abitare co' suoi parenti per più di un anno ancora, mentre si aggiungeva a' suoi condiscepoli, ma come alunno interno dell'Oratorio, Savio Angelo. Assiduo il Michele alle lezioni, grande profitto faceva negli studii, sicchè , al termine dell'anno scolastico 1850-51, con meraviglia degli insegnanti, coronò con felicissimo esame e con gran lode i tre corsi inferiori di ginnasio.

Fin d'allora D. Bosco lo mandava, con Savio Angelo ed altri, ad assistere e fare il catechismo ai giovani a Vanchiglia ed a Porta Nuova, e così continuò per più anni.

D. Bosco recavasi sovente a chiedere notizie dei suoi allievi al professore Bonzanino. Un giorno Savio Ascanio con Rua Michele andavano all'Oratorio di S. Luigi, e Savio confidò a Rua: - Senti, Michele; D. Bosco mi ha detto di essere stato a chiedere di tue notizie al Prof. Bonzanino e che le ebbe molto lusinghiere. E mi soggiunse che su di te aveva fatti i suoi progetti e che tu gli saresti stato in avvenire di grande aiuto. - Rua Michele non dimenticò mai queste parole.

D. Bosco adunque aveva acquistato un nuovo prezioso alunno, ma nello stesso tempo perdeva un caro amico. Il Can. Teol. Collegiato Lorenzo Gastaldi dei preti di S. Lorenzo in Torino, che aveva dato principio ad un fruttuoso apostolato di predicazione, erasi deciso di rinunziare al Canonicato, bramoso di vita più austera e più studiosa. Ammiratore di Rosmini, seguace della sua filosofia, difensore colla stampa delle sue dottrine, sentivasi attratto da viva simpatia alla Congregazione dei Preti della Carità; e perciò abbandonando agi ed onori, andato a Stresa, entrò in quel noviziato. Ma quivi a poco a poco avendo mutati i suoi principii filosofici, terminata la prova, i superiori dopo qualche tempo lo tolsero da professore di Razionale, e dietro sua domanda lo avevano mandato missionario in Inghilterra. Quivi giunto, gli permisero che tenesse corrispondenza coi giornali italiani, ma gli proibirono di scrivere su argomenti filosofici. Infatti tutte le notizie d'Inghilterra pubblicate sull'Armonia di Torino e scritte da lui, parlano esclusivamente di fatti storici. Intanto, spinto da vivo zelo per la gloria di Dio e fornito di singolare ingegno erasi addomesticato facilmente colla lingua inglese, per anni parecchi predicando il Cattolicismo agli Anglicani.

Egli però non cessava di amare D. Bosco, anzi prima di partire per Stresa e per l'Inghilterra aveva detto a sua madre: - Io per secondare la mia vocazione vi lascio corporalmente; ma voi non vogliate rammaricarvi per questa mia partenza: rassegnatevi ai divini voleri, ed in vece mia considerate per vostro figlio D. Bosco e i poveri suoi giovanetti. Le cure che avreste per me, prodigatele a quella nascente famiglia e farete cosa a me la più cara e di gran merito presso il Signore. -Come le disse il figlio, così fece la madre, e d'allora in poi non lasciava quasi passar giorno senza che si recasse, malgrado la sua età avanzata, a visitar l'Oratorio, colla sorella del teologo e la figlia di lei, continuando ad occuparsi in modo speciale a tener in buon ordine le biancherie, rappezzarle ed anche provvederne delle nuove quando era d'uopo. E fin che visse, fu sempre benefattrice insigne di tutte le opere di D. Bosco.

Ma se il Can. Gastaldi anelava alle missioni d'Inghilterra, D. Bosco si adoperava continuamente a conservare la fede in Italia. Un altro opuscolo era uscito dalla sua penna col titolo: Maniera facile per imparare la Storia Sacra, ad uso del popolo cristiano. Esponeva in forma di dialogo i fatti del vecchio e del nuovo Testamento in trenta brevi capitoli, con domande e risposte estremamente concise ma chiare, sicchè restavano subito impresse nella mente del lettore. Con queste parole dava ragione del suo scritto:

“La presente Storia Sacra è destinata ad uso dei Cristiani e specialmente di coloro che o per occupazione o per mancanza di studio non possono percorrere libri di maggior mole e di più elevata erudizione.

”Mio scopo si è di far notare come siano contenute nella Bibbia molte verità professate dai Cattolici e negate dai nemici di nostra santa Religione. Questo libretto è un compendio della Storia Sacra da me compilata, e che già si usa in parecchie pubbliche scuole. Nello scrivere ho procurato dì seguire, per quanto mi fu possibile, compendi di Storie Sacre annessi ad alcuni catechismi approvati in diverse diocesi. Io spero che tutti quelli che leggeranno questa Storia si adopereranno per diffonderla nelle scuote e nelle famiglie, persuaso che riuscirà vantaggiosa alla nostra Santa Religione. Iddio benedica tutti quelli che lavorano pel bene delle anime, infonda ne' loro cuori forza e coraggio onde possano perseverare nel cammino della verità, colmandoli di quelle celesti benedizioni che sono necessarie per la vita presente e per la futura”.

Per invitare a Gesù Cristo gli Ebrei aveva esposta la profetata ed avvenuta distruzione di Gerusalemme, e per convincere i fedeli sugli errori dei Protestanti trattava della Bibbia e della tradizione, del governo e dei caratteri della vera Chiesa, e delle Società separate dalla Chiesa Cattolica. Questi dialoghi dava da studiare a' suoi giovani, e nelle accademie si udivano ripetere: - S. Pietro fu stabilito da Gesù Cristo capo della Chiesa e suo Vicario. - Gli Apostoli e i Vescovi riconobbero S. Pietro per loro capo. - A San Pietro succedono i Papi investiti dalla pienezza di sua autorità. - La spiegazione della Bibbia e la testimonianza della tradizione, dobbiamo riceverla soltanto dalla Chiesa Cattolica, perchè Gesù Cristo ha data a Lei, e a nessun altro, l'autorità infallibile per la conservazione della fede. - Gli errori contro la fede furono sempre condannati dai Papi, e le loro sentenze furono sempre rispettate dai veri cristiani come uscite dalla bocca medesima di Gesù Cristo. - Gesù Cristo ha promesso che assisterà la sua Chiesa fino alla fine dei secoli.

A questo libretto D. Bosco aggiungeva poi una carta geografica della Terra Santa, e nel 1855 ne faceva eseguire una seconda ristampa. È incalcolabile il numero delle copie diffuse nel popolo colle successive sette edizioni.

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