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Capitolo 11

Le Figlie di Maria Ausiliatrice in morte della prima loro Madre Generale.


Capitolo 11

da Memorie Biografiche

del 07 dicembre 2006

 Quando cavilli di giurisdizione complicavano la causa di Don Bonetti, l'avvocato Leonori scrisse a Don Bosco : “Ora opinerei che lei chiedesse l'approvazione delle Costituzioni delle Suore, tenendo la stessa norma che tenne per l'approvazione del suo Istituto maschile; allora sarebbero eliminate tutte le questioni.” Anche altri opinavano allo stesso modo. Ma Don Bosco non aveva nessuna fretta di procurarsi dalla Santa Sede tale approvazione. Ben sapeva egli come a Roma s'inclinasse a rendere del tutto indipendenti dalle maschili le Congregazioni femminili, e un simile distacco sarebbe stato allora dannosamente precoce, troppo essendo ancora il bisogno che egli aveva di attendere a formare secondo il suo ideale lo spirito della promettente Congregazione. Nel che del resto seguiva l'esempio dei Signori della Missione, i quali appunto per siffatto motivo non vollero mai che fossero approvate le Regole date da San Vincenzo alle Figlie della Carità .

Promettente abbiamo detto la nuova Congregazione. Nel 1881, sull'esempio dei Salesiani che così facevano dal 1872, le Figlie di Maria Ausiliatrice cominciarono a stampare il loro Annuario o Elenco generale delle Suore e delle Case, con l'appendice di brevi necrologie delle loro defunte. Il Capitolo Superiore vi appare così composto:

 

SUPERIORA GENERALE Suor Mazzarello Maria.

VICARIA Suor Dagliero Caterina.

ECONOMA Suor Ferettino Giovanna.

PRIMA ASSISTENTE Suor Mosca Emilia.

SECONDA ASSISTENTE Suor Sorbone Enrichetta.

MAESTRA DELLE NOVIZIE Suor Mazzarello Petronilla.

 

Vi sono registrati i nomi di 97 professe perpetue, 56 professe triennali, 55 novizie e 7 coadiutrici. Con il qual ultimo titolo si designava una categoria speciale di Suore, vestite di nero e con uno scialle invece del modestino. Avevano gl'identici doveri e diritti delle altre; ma la differenza dell'abito costituiva di per sè anche una differenza di condizione. Di qui il sentirsi esse talvolta un po' a disagio, quasi formassero una classe di second'ordine, cosa aliena dalla mente del Fondatore e dall'indole dell'Istituto. La convenienza per altro che vestissero più alla leggiera le Suore addette a lavori grossi e adibite nelle commissioni esterne sembrava sconsigliare modificazioni. Onde si continuò così fino al 1922, quando fu inserito nelle Costituzioni l'articolo 21, che dice: “Le Suore che sono incaricate delle commissioni esteriori, uscendo di casa, potranno usare di qualche veste modesta, che copra l'Abito religioso.” D'allora in poi dentro casa indossano tutte il vestito comune.

Nella Casa Madre di Nizza Monferrato l'ordinamento rispecchiava quello dell'Oratorio: la Superiora Generale ne era direttrice, assistita dalla Vicaria, che effettivamente esercitava la direzione. Le altre case sommavano a 23, di cui due in Sicilia (Catania e Bronte), tre in Francia (Nizza, Navarra e Saint-Cyr) e sei in America (Almagro, La Boca, S. Isidoro e Patagones nell'Argentina; Villa Colón e Las Piedras nell'Uruguay). Nel biennio 1881-82 ne furono aggiunte dieci, delle quali otto in Italia (Fontanile, Visone, Incisa Belbo nella diocesi di Acqui; Rosignano Monferrato nella diocesi di Casale; Sampierdarena nell'archidiocesi di Genova; Trecastagni nell'archidiocesi di Catania e Máscali Nunziata nella diocesi di Acireale), una in Francia (Marsiglia) e una nell'Argentina (Moron presso Buenos Aires).

In tanto fervore di vita Dio chiamò a sè colei che, tutta chiusa nella sua umiltà, n'era stata l'intima forza motrice durante il periodo della lenta preparazione. Fino allora l'Istituto aveva avuto bisogno soprattutto di radicarsi profondamente nelle virtù religiose, affinchè l'albero venisse su diritto e robusto; al qual effetto la santità raccolta e operosa di Madre Mazzarello fu quanto di meglio il Beato Don Bosco potesse desiderare. Ma ormai l'andamento sempre più rapido e sempre più vasto che le cose venivano prendendo, richiedeva in chi stava alla testa un felice connubio di doni soprannaturali e di non comuni attitudini naturali. La Mazzarello stessa, da quella religiosa illuminata che era, mostrò di comprendere a meraviglia siffatta necessità, allorché prima delle elezioni compiutesi nel giugno del 1880 andava attorno alle elettrici e bel bello insinuava loro pensieri come questi: - Vedi, adesso la Congregazione ha bisogno di Superiore istruite, perchè entrano giovani educate e che sanno ed è più difficile discernere la vera virtù. Nelle giovani di campagna non è cosi: in quelle si vede subito ciò che sono. Ma per dirigere le altre ci vuole molta virtù e molta istruzione; scegliete dunque suor Maddalena Martini, benchè si trovi nel l'America, o suor Caterina Daghero. - Non le si diede ascolto; ma un anno dopo il suo suggerimento non fu trascurato .

Il male che la portò alla tomba, lo covava da tempo nel petto. Durante quell'inverno la pigliava di quando in quando un dolore sordo al fianco, arrecandole un sensibile incomodo, a cui però ella non badava. Nel viaggio intrapreso per accompagnare le Suore missionarie una febbre ardente la assalì a Sampierdarena; ma ciò nonostante, riavutasi un tantino, s'imbarcò per Marsiglia con l'intenzione di visitare poi le sue figlie di Francia. Se non che, giunta a Saint-Cyr, le si manifestò una violentissima pleurite; così stette là un mese soffrendo molto e molto edificando.

Rimessasi sulla via del ritorno, trovò a Nizza Mare Don Bosco, al quale domandò se avrebbe ricuperata interamente la salute. Il Servo di Dio le rispose raccontando un apologo. - Un giorno, disse, la morte andò a bussare alla porta di un monastero. La portinaia aprì, e quella le disse: Vieni con me. Ma la portinaia rispose che non poteva, perchè non c'era nessuna che la sostituisse nel suo ufficio. E la morte senza dir nulla entrò nel monastero e ripeteva il suo 'Vieni con me' a quante incontrava, fossero suore o postulanti o studenti, e perfino alla cuoca. Ma tutte dicevano di non poter accettare l'invito, perchè ognuna aveva ancora tante cose da fare. Allora la morte si presentò alla Superiora, e,' Vieni con me', le disse. Anche la Superiora tirò fuori le sue scuse per non doverla seguire. La morte invece questa volta tenne duro e insistette dicendo: La Superiora deve andare innanzi a tutte nel buon esempio, anche quando si tratta del viaggio all'eternità; dunque vieni senz'altro, perchè io non posso accettare le tue ragioni. Che farci? La Superiora dovette abbassare il capo e seguirla. - La Madre capì, ma fece le viste di prendere la cosa in ischerzo per non contristare le Suore presenti.

A Saint-Cyr l'inferma aveva avuto un solo desiderio, di non morire fuori della casa di Nizza Monferrato, lontano dalle sue buone figliuole. Il Signore la esaudì, concedendole di ritornarvi il 28 marzo. Ella però non s'illudeva punto: le parole di Don Bosco le dicevano chiaro che la sua ultima ora non avrebbe tardato a sonare. Con questo pensiero nella mente, quanto le facevano pena le dimostrazioni di allegrezza per festeggiare il suo arrivo! Infatti non passarono due settimane, che la pleurite riapparve accompagnata da sintomi della massima gravità.

Nella sua semplicità umile e schietta soffriva pregando, cantarellando lodi della Madonna, interessandosi dei bisogni altrui e dispensando buone parole. Un giorno alle capitolari e alle più anziane raccolte intorno al suo letto diede tre avvisi: Non ci fossero gelosie dopo la sua morte; finchè c'era quel povero straccio, tali miserie non si vedevano; ma dopo, chi sa?... Si aiutassero a vicenda nel bene, ma le cose di direzione si lasciassero fare a chi ne aveva l'incarico... Le suore avevano abbandonato il mondo; non se ne fabbricassero dunque in Congregazione un altro simile al primo.

Il 10 maggio arrivò dalla Spagna Don Cagliero. Don Bosco era lontano da Torino; l'inferma, non potendo avere la sua benedizione estrema, faceva voti che almeno il Direttore generale giungesse in tempo. Don Cagliero fu da lei, quand'essa aveva già ricevuto gli ultimi Sacramenti; ma la vigilia della morte sedette per tre quarti d'ora al suo capezzale, dandole agio di conferire su gli affari dell'anima. Morì santamente la mattina del sabato 14 maggio, compiendo 44 anni d'età.

La vita e il governo di Madre Mazzarello è prova indiscutibile che Don Bosco fu ben ispirato nel metterla a capo della nascente Congregazione. Di natura piuttosto irritabile, si dominò e divenne la pazienza personificata; sfornita d'istruzione, godette la stima sincera delle Suore che avevano fatto studi; modestissima sempre, possedette in grado sovreminenze l'arte di correggere, il segreto di conoscere le vocazioni e il dono di tranquillare gli spiriti. La sua perdita fu pianta amaramente da tutte le sue figlie; ma la fama di santità, che ne aureolò la memoria, ha formato pure di lei l'orgoglio della sua religiosa famiglia, inducendo ben presto a promuoverne la causa di beatificazione.

Fece e fa specie a taluno che manchino indizi, da cui risulti quale parte abbia preso Don Bosco nel doloroso frangente. Qui sono da osservare parecchie cose. Nel dì della morte noi l'abbiamo trovato a Firenze intento con Don Rua a risolvere increscevoli difficoltà e a studiare la maniera di dare un assetto migliore e definitivo a quella casa. Inoltre di tante sue manifestazioni private bisogna pur dire che non è giunta a noi notizia. Restringendoci poi alle Suore, ci sembra incontestabile il fatto che egli, mentre in privato e in pubblico magnificava le opere dell'Istituto, non faceva mai lodi né nomi di singole religiose; e questo silenzio rispondeva a quel riserbo, da cui in certe cose non usciva per nessuna ragione del mondo. Né si dimentichino le osservazioni mossegli da Roma sui rapporti del Rettor Maggiore con la Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice , e le insinuazioni partite da Torino intorno a supposti maneggi del Servo di Dio per sottrarre le Suore e le loro case alla giurisdizione Vescovile ; circostanze tutte che dovevano allora fargli sentire l'opportunità di star in guardia per evitare malintesi e perciò di non toccare pubblicamente argomenti, dai quali altri prendesse ansa ad accusarlo di soverchia ingerenza nel governo di un'istituzione meramente diocesana.

Ma se non parlò Don Bosco, parlò il Bollettino. Subito nel numero di giugno il periodico pubblicò una necrologia breve, ma densa di elogio; poi in cinque numeri diede ai lettori una succosa biografia, in cui le virtù e i meriti dell'estinta venivano messi in bella luce . Ora non è supponibile che l'una e l'altra cosa non sia passata sotto gli occhi di Don Bosco; a noi pare anzi di avvertire qua e là il tocco della sua penna.

Secondo le Regole, durante la vacanza il governo generale della Congregazione passava nelle mani della Vicaria; secondo poi le Costituzioni d'allora, l'elezione della Superiora Generale non si sarebbe dovuta protrarre pi√π di quindici giorni. Ma la Vicaria, comunicando alle Consorelle i particolari della morte di Madre Mazzarello, trasmetteva insieme la copia di questa lettera scritta dal Direttore Generale a nome di Don Bosco.

 

A Suor CATERINA DAGHERO, Vicaria.

 

Reverenda Suora e Figlie in Ges√π Cristo,

 

Il Rev.mo Sig. Don Bosco, nostro e vostro carissimo Superiore e Padre prese viva parte al vostro giusto dolore per la sensibilissima perdita che tutte avete fatto della Rev.ma Madre Superiora.

Egli raccomanda a Dio l'anima bella della defunta, non dimentica nello stesso tempo le orfane sue figlie.

Vuole siate tutte rassegnate ai santi voleri di Dio e vi prega di essere tutte unite nel bel vincolo della carità, insieme alla perfetta osservanza della S. Regola del vostro Istituto. Non potendosi per circostanze stare al prescritto dell'articolo terzo, titolo 4° delle vostre Costituzioni circa la elezione della Madre Generale, la rimanda al prossimo agosto, in occasione dei S. Esercizi  Spirituali.

Vi anima tutte a confidare nella divina Provvidenza e nella materna protezione di Maria Ausiliatrice; e desidera che in ogni giorno e in tutte le case dell'Istituto, si reciti un Pater, Ave e Gloria allo Spirito Santo, che vi conceda una Madre come la precedente, vi guidi tutte al Paradiso!

Raccomandatemi a Dio nelle vostre fervorose preghiere. Sono in G. C. vostro

Torino, 24 maggio 1881.

Direttore e Padre

Sacerdote GIOVANNI CAGLIERO.

 

L'elezione venne fissata per il 12 agosto. Il Capitolo Generale si adunò nella chiesa di Nostra Signora delle Grazie a Nizza Monferrato. Vi parteciparono col Capitolo Superiore tutte le Direttrici d'Italia e di Francia. Si permise anche alle educande di star presenti. Invocati i lumi dello Spirito Santo, Don Bosco, nella sua qualità di Superiore Generale, assistito da Don Cagliero, Direttore generale, e da Don Lemoyne, direttore locale, dopo un discorso d'occasione, dichiarò essere a nome di Dio aperta la seduta. Per votazione segreta furono designate a scrutatrici suor Pestarino Rosalia, direttrice del Convitto di Chieri, e suor David Adele, direttrice della casa di Vallecrosia. Il Capitolo avrebbe voluto che Don Bosco formasse una terna di eleggibili, fra cui scegliere la Madre Generale; ma Don Cagliero di scatto vi si oppose. Le votanti erano 21. Risultò eletta suor Caterina Dagliero da Cumiana. La Regola richiedeva trentacinque anni d'età, mentr'essa non ne aveva che venticinque; ma Don Bosco le concesse la dispensa. L'elezione fu accolta dappertutto con viva esultanza, godendosi già dalla nuova Superiora notevole prestigio dinanzi alle Consorelle vicine e lontane.

Quando si facevano i preparativi per l'elezione, trovandosi essa con Don Bosco, le aveva detto il Servo di Dio: - Per la poverina che dovrà succedere a Madre Mazzarello, ho già pronta una bella scatola di amaretti, perchè, poverina!… - Difatti mandò alle Superiore non una, ma due scatole, la prima di amaretti e la seconda di confetti, con la seguente letterina:

Alla futura Madre Superiora generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

 

Rev. Madre Superiora Generale,

 

Eccovi alcuni confetti da distribuire alle vostre figlie. Ritenete per voi la dolcezza da praticarsi sempre e con tutti; ma siate sempre pronta a ricevere gli amaretti, o meglio i bocconi amari quando a Dio piacesse di mandarvene.

Dio vi benedica e vi dia virtù e coraggio da santificare voi e tutta la comunità a voi affidata.

Pregate per me che vi sono in G. C.

Nizza Monferrato, 12 agosto 1881.

Umilissimo Servitore

Sac. Gio. Bosco.

 

 

Sciolta che fu l'adunanza, le Suore, riversatesi nel cortile, attorniarono Don Bosco, presso il quale c'era anche la contessa Gatti. Il Beato disse: - Quante siete già! La casa è grande, ma sarà ancora più grande. Fatevi coraggio! Vi è mancata una Madre umile, ma ne avete già un'altra umilissima; ne avevate una santa, e già ne avete un'altra che non lo sarà meno... Dove l'avete la vostra Superiora? Andatemela un po' a cercare e ditele che si faccia vedere. - La cercarono e la trovarono rincantucciata in soffitta e tutta in pianto.

Quella sera si fece nel teatrino una festicciuola per l'elezione della Madre Generale e in onore di Don Bosco. Il buon Padre volle che Madre Daghero prendesse posto fra lui e la contessa Gatti. Alla fine del trattenimento disse: - Questa è dunque adesso la vostra Madre. E voi, Madre, avete qui le vostre figlie. Vedo che ci sono là due cabarets [vassoi], uno di amaretti e l'altro di confetti. [Gli amaretti erano di quelli piccolini come favette]. Bene: distribuite, Madre, prima un cucchiaio di amaretti a ciascuna suora, poi un altro di confetti. - Terminata la distribuzione, Don Bosco ripigliò, rivolto alla Madre: - Farete poi sempre così. A ciascuna e a tutte un po' di amaretti, che fanno bene all'anima e al corpo, e un po' di confetti: questi sempre per ultimo.

A Nizza Don Bosco erasi recato fino dal 2 per dirigervi gli esercizi delle signore e signorine, che gli davano molto da fare nel confessionale e nelle udienze. Ogni sera poi, dettesi le orazioni, teneva loro un sermoncino. Suor Angela Rinaldi rammenta che una volta sviluppò questo concetto:

- Molti dicono che Don Bosco è un santo e che fa cose meravigliose, ma io vi so dire che Don Bosco è un povero prete; uno strumento nelle mani di Dio per fare grandi cose, è vero, per lavorare alla salvezza delle anime, specialmente della gioventù. Ma egli non potrà fare nulla senza la vostra cooperazione... Egli attende da voi soccorsi spirituali di preghiere, avvalorate dalla vostra vita veramente cristiana, e attende soccorsi materiali di offerte piccole e grandi... - Questi esercizi producevano sempre frutti così ubertosi, che egli nel 1882 arrivò a dire: - Se non avessi istituito la Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, la vorrei istituite solo per ottenere tanto bene.

Fra le esercitande si trovava la giovinetta Eulalia Bosco, pronipote del Beato, figlia di Francesco, il figlio di suo fratello Giuseppe. Appena la vide, le disse: - Tua sorella Maria desiderava di entrare postulante quest'anno; ma la Madonna la vuole con sè in paradiso e al suo posto qui vuole te. Rimase interdetta la fanciulla e: - No, no, rispose; mia sorella sta meglio e io non ho voglia di farmi suora. - La sorella realmente morì e la piccola Eulalia dopo un anno era di nuovo là per farsi suora. Essa vive tuttodì (1933), fu Ispettrice a Roma e da molti anni fa parte del Capitolo Superiore.

Mentre badava alle esercitande e alle Suore, Don Bosco usufruiva dei ritagli di tempo anche nel rimaneggiare il Giovane Provveduto per aggiungervi cose da lui credute necessarie od opportune. Scriveva in proposito al suo segretario:

 

Car.mo D. Berto,

 

Venendo qui procura di prendere teco gli altri quaderni dell'antico Giovane provveduto, giacchè ho preso quelli che non fanno seguito ai quaderni già letti. -Fatti buono. Abbi cura di te e di tutti i nostri fagiuoli  e dell'uva. A rivederci e prega per me che ti sono in G. C.

Nizza Monferrato, 8, 8, 1881.

Aff.mo amico

Sac. Gio. Bosco.

 

Il giorno 8 aveva voluto anche compiacere un suo ex-allievo, che aveva fondato a Nizza Una Unione Cattolica Operaia. Questi, memore delle lusinghiere espressioni proferite da Don Bosco nel dì onomastico , pensò di profittare dell'occasione per onorare lui e fare del bene ai soci. D'accordo quindi col presidente onorario, che era il conte Cesare Balbo, convocò i membri dell'Associazione a un solenne trattenimento, onorato dalla presenza di parroci e di altri ecclesiastici e presieduto dal Servo di Dio. Don Bertello vi lesse un elaborato discorso; parecchi altri prima e dopo di lui presero la parola. Don Bosco ringraziando commosse gli uditori, col rammentare com'egli fosse stato sempre l'amico dell'operaio . Quattro giorni dopo, sul punto di lasciare Nizza, rivolse ancora un delicato pensiero ai soci e al loro presidente, scrivendo a quest'ultimo:

 

Carissimo Brovia Carlo,

 

Ieri avrei voluto ringraziare ciascuno della Società Cattolica operaia a cui lodevolmente presiedi. Me ne mancò il tempo e la possibilità. Tu pertanto farai le mie parti e dirai che io fui grandemente consolato e che conserverò incancellabile la memoria di quella serata che si può chiamare trattenimento cristiano sociale. Dio ne accresca il numero.

Dio benedica te e tutta la società; presenta i miei umili omaggi al conte Cesare Balbo e pregate anche per me che sarò sempre in G. C.

Nizza Monferrato, 12 agosto 1881.

Tuo Aff.mo amico

Sac. Gio. Bosco.

 

Con queste premure Don Bosco mirava anche a circondare di persone benevole la Casa delle Suore, tanto più che in città non tutti le guardavano di buon occhio, come abbiamo già avuto occasione di raccontare.

In ottobre la nuova Madre Generale si recò a Roma. Don Bosco aveva mandato in Sicilia Don Cagliero per visitare i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice e predicar loro gli esercizi spirituali; ma questi prima si era trattenuto alquanto a Roma e aveva visitato la casa di Magliano. Avvicinandosi poi il tempo di proseguire nel suo viaggio, Madre Daghero gli condusse alcune suore, perchè le accompagnasse laggiù a Trecastagni e le aiutasse negl'inizi di quella fondazione.

L'occasione era solenne. Un numeroso pellegrinaggio di cattolici italiani accorreva ai piedi di Leone XIII in atto di protesta e di riparazione per una recente gravissima offesa contro il Vicario di Gesù Cristo. Nella notte del 13 luglio, trasportandosi la salma di Pio IX dal Vaticano al luogo da lui scelto per sua sepoltura, una masnada di forsennati assoldata dalla sètta diede l'assalto al corteo, tentando inutilmente di sbandarlo con ogni sorta di mezzi e minacciando con furore satanico di gettare nel Tevere le sacre spoglie del grande Pontefice. L'indignazione del misfatto si levò da tutte le parti del mondo, ma particolarmente da un capo all'altro d'Italia. Il 16 ottobre circa ventimila pellegrini italiani, radunati nella basilica del Principe degli Apostoli, acclamavano entusiasticamente il Successore di San Pietro; la mattina seguente poi vi fu un ricevimento nelle Logge vaticane, dove i pellegrini si schierarono ad aspettare il Papa divisi per regioni. Madre Daghero e le Suore si unirono al gruppo piemontese, come fecero anche Don Cagliero e altri Salesiani.

Giammai esse avrebbero potuto immaginare una dimostrazione di tanta grandiosità, massime quando il Santo Padre con imponente corteggio di Prelati incominciò il suo giro. Videro così con quanta amabilità Leone XIII si fermasse all'udir nominare i Salesiani e s'intrattenesse prima con il chierico Eusebio Calvi  e poi con Don Cagliero , ed ascoltarono dalle auguste labbra del Papà le parole: -Don Bosco è un santo. - Elleno pure furono presentate a Sua Santità, che, inteso: - Le Suore di Don Bosco, disse: - Oh bene, bene! Quante case avete? dove le avete? - Madre Daghero, là inginocchiata, era così commossa e confusa che non trovava le parole per rispondere; ma le venne in aiuto Don Cagliero. Il Papa, sentendo che si trovavano anche nella Repubblica Argentina, nell'Uruguay e nella Patagonia: - Oh brave le Suore! esclamò. Fin nella Patagonia! Dio vi benedica tutti e tutte; benedica il vostro Superiore e tutte le case.

L'anno 1881 si chiuse con un bel regalo del cielo alle Figlie di Maria Ausiliatrice. Don Bosco l'ultimo di dicembre fece sul loro Istituto un sogno, che raccontò a Don Lemoyne e di cui questi, come soleva di ogni cosa riguardante la venerata di lui persona, prese immediatamente nota. Nell'esporlo seguiremo i suoi appunti.

Parve a Don Bosco di andar raccogliendo castagne in un castagneto presso Castelnuovo. Ve n'erano molte e belle e grosse, sparse per il terreno erboso. Mentr'egli non badava ad altro, ecco apparire una donna, che gli si appressava, raccogliendo anch'essa e mettendo in un canestro. Don Bosco rimase male al vedere come colei si prendesse così la libertà di raccogliere su quel d'altri e rivolgendole la parola le domandò: - Con qual diritto voi siete venuta qui? Io non intendo come osiate venir a raccogliere castagne sul mio.

- E che! rispose ella. Io non ho questo diritto?

- A me sembra di essere qui il padrone, e questa è roba mia.

- Sia pure; ma io raccolgo castagne anche per te.

La donna parlava con accento così risoluto e senza punto cessare dalla sua raccolta, che Don Bosco non giudicò belle d'insistere e seguitò anche lui a raccogliere. Quando poi entrambi ebbero le loro ceste ricolme, la donna chiamò Don Bosco e gli chiese: - Sai quante sono qui dentro le castagne?

- E’ ben strana la domanda che mi fate!

- Rispondi a tono. Sai quante ve ne sono?

- Io no certamente; non sono mica un indovino, io!

- Allora te lo dirò io.

- Ebbene, quante?

- Cinquecentoquattro.

- Cinquecentoquattro?

- Precisamente. E sai che cosa simboleggiano queste castagne?

- Che cosa?

- Le case delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Tante saranno le case fondate dalle tue figliuole.

Mentre facevano questo discorso, si levò un clamore di ominacci furiosi: eran voci simili a quelle degli ubbriachi. Si sentiva che i vocianti si avanzavano in mezzo agli alberi. Impaurito Don Bosco fuggì e la donna gli corse dietro, finchè si fermarono sulla proda di una riva. Andare avanti non si poteva: a tornar indietro non era nemmeno da pensare: Don Bosco stava sulle spine. Intanto quei cotali si avvicinavano schiamazzando e calpestando dispettosamente le castagne rimaste per terra.

Qui Don Lemoyne commenta: “Forse le vocazioni impedite, a causa principalmente delle guerre contro le case delle nostre suore, o meglio la sorte di quelle che restano in mezzo al mondo.”

Don Bosco a tale schiamazzo si svegliò; ma poco dopo riprese sonno e ricominciò a sognare. Gli sembrava di starsene seduto sull'orlo di un rivaccio; a poca distanza sedeva pure la donna col suo canestro pieno di castagne. In lontananza risonavano tuttora gli urlacci di quegli energumeni; pareva che se ne andassero via, camminando dietro una collina; ma fu cosa di brevi istanti.

Don Bosco teneva gli occhi su quelle castagne, che erano belle e grosse davvero. Se non che, osservando meglio, notò che parecchie avevano il buco fatto dal verme.

- Oh! guardate, disse alla donna... Che cosa faremo di queste, che hanno il baco?

- Bisogna scartarle, perchè non guastino le sane... Bisogna mandar via quelle figlie che non sono buone e non hanno lo spirito della casa, perchè il baco della superbia o di altri vizi le rode: e questo specialmente se si tratta di postulanti.

Commento di Don Lemoyne: “Le castagne nel secondo sogno figurano le Figlie di Maria Ausiliatrice.”

Don Bosco, che continuava a guardare quelle castagne, ne mise fuori alcune e trovando che le guaste non erano poi tante, lo fece rilevare alla donna. E la donna: - Credi tu che le rimanenti siano tutte buone? Non ce ne saranno col baco dentro, senza che si vegga di fuori?

- Ma dunque come fare a scoprirle?

- Eh! la cosa è difficile. Certune sanno fingere così bene, che sembra impossibile arrivare a conoscerle.

- E allora?

- Guarda, vi è un solo mezzo. Mettile alla prova delle regole e tienile d'occhio. Vedrai cosi chi abbia o no lo spirito di Dio. E’ una prova questa, mediante la quale difficilmente prende abbaglio un attento osservatore.

Don Bosco pensava e pensando guardava le castagne, finchè all'improvviso si svegliò. Spuntava l'alba.

Egli disse a Don Lemoyne che per una settimana intera questo sogno erasi rinnovato tutte le notti, bastando che si addormentasse, perchè subito gli si parasse dinanzi la scena della donna e delle castagne. Una volta la donna gli parlò così: - Sta' attento alle castagne marce e a quelle vane. Fa' la prova a metterle nell'acqua dentro la pentola. La prova è l'ubbidienza... Falle cuocere. Le marce, se si premono con le dita, schizzano subito fuori il brutto umore che hanno dentro. Queste gettale via. Le vane, ossia, vuote, salgono a galla. Sotto con le altre non istanno, ma vogliono in qualche modo emergere. Tu prendile con lo schiumatoio e buttale. Bada ancora che le buone, quando sono cotte, non è presto fatto a ripulirle. Bisogna prima levar via la scorza, poi la pellicola. Ti parranno allora bianche bianche; eppure osserva bene: alcune sono doppie: aprile e vedrai nel mezzo un'altra pellicola, e lì nascosto c'è dell'amaro.

Non si potrebbe immaginare paragone più calzante per indicare le varie qualità di persone che convivono in una casa religiosa e quanto sia difficile talvolta scandagliare il fondo di certi cuori anche buoni.

 

 

 

 

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