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Capitolo 10

Un cattivo negozio - I polli d'India rubati e lezione di prudenza - La guardia alla vigna - Il folletto e il fanciullo coraggioso


Capitolo 10

da Memorie Biografiche

del 03 ottobre 2006

Sembreranno a taluno cose di poca importanza quelle che passiamo a descrivere in questo capitolo; ma pure io giudico non doverle tralasciare, perchè giovano a palesare sempre meglio i modi, coi quali Margherita procedeva nell'educazione de’ suoi figli. Giovannino avea soli cinque anni e stava con Giuseppe guidando al pascolo un piccolo branco di tacchini. Passando per di là un uomo furbo matricolato e vedendo i due ingenui fanciulli, pensò di truffar loro un gallo d'India. Quindi si avvicinò e disse: - Volete vendermi un tacchino? - I due fanciulli si guardarono in faccia, sembrando loro una fortunata occasione quella, che loro offriva il mezzo di fare il negoziante e guadagnar danari. E l'altro soggiunse: - Vi do cinque soldi. - Cinque soldi! - esclamarono. Parve loro che si trattasse d'una somma enorme; quindi senza pensare ad altro accettarono i cinque soldi, mentre quel farabutto, preso il tacchino più grosso, s'involò prestamente ai loro sguardi. I due giovanetti subito corsero ansanti dalla mamma: - Mamma, abbiam venduto un tacchino.

- Oh! - rispose la madre, che non aspettava una simile notizia.

- E lo abbiam fatto pagar bene! Cinque soldi! - E a lei li porgevano trionfanti in palma di mano! Mamma Margherita non poteva credere a' suoi occhi: - Poveretta me! Cinque soldi! Avete fatto un bel negozio! Non sapete che per lo meno potea valere quattro lire e mezzo? Quell'uomo è uno scroccone, e ve lo ha rubato.

I due bambini restarono di sasso a quelle parole, e quindi riavutisi e desolati si misero tutti e due a correre a precipizio in cerca del compratore. La mamma ebbe un bel chiamarli: essi nulla udirono, e si involarono uno da una parte e l'altro dall'altra in mezzo alle colline. Per andare in cerca di un tacchino, non badarono che lasciavano in piena balìa del primo che fosse passato tutta la frotta degli altri affidati alla loro custodia. La mamma, che dall'alto della finestra avea tutto osservato, scese con alcuni vicini e condusse i tacchini, che già incominciavano a sbandarsi, nel pollaio ed ivi li chiuse. Intanto i due fanciulletti che, come era da prevedersi, non si erano imbattuti con chi cercavano, ritornarono colla testa bassa, trasfigurati dall'angoscia e dal sudore; ma giunti che furono nel prato, pensate come rimanessero vedendo scomparsi tutti gli altri tacchini. Guardarono attorno: non vi era anima viva. Alzarono gli occhi alla casa, e anche lassù nessuno. Senz'altro pensarono che anche questi fossero stati rubati; perciò non è a dire quale fosse lo stato del loro animo nel ritornare a casa. Appena messo piede sulla soglia, a stento esclamarono: - Mamma, i tacchini non ci sono più! - Margherita li guardò sorridendo. Essi sospettando una migliore notizia le corsero ai fianchi: - Perchè ridete?

- Perchè i tacchini li ho ritirati io, e voi fate le cose senza riflettere. Un'altra volta non fidatevi del vostro giudizio.

ma chiedete consiglio a chi ne sa più di voi, e non avrete da pentirvi dopo il fatto. Così non venderete un tacchino per cinque soldi, e non vi metterete a rischio di perdere tutti gli altri. E che cosa avreste fatto qualora da soli così piccini aveste raggiunto il ladro?

Qui non posso trattenermi dall'osservare: chi avrebbe pensato allora che la divina Provvidenza deputava Giovannino ad essere il suo tesoriere e ad amministrare somme enormi in soccorso di tante svariate opere di carità?

Alcun tempo dopo Giovanni si accorse che mancava dal prato uno dei gallinacci, che egli aveva in guardia. Non aveva visto alcuno che si fosse avvicinato per rubarlo; ma ecco che, girando gli occhi attorno, scopre un cotale barbuto, di alta statura, il quale faceva sua via, con l'indifferenza di chi si preoccupava per nulla del piccolo pastorello. Ma il pastorello aveva fatto il suo ragionamento ed aveva conchiuso nella sua mente che niun altro poteva essere il ladro, fuori di colui. Nessun indizio però addimostrava quel tale di recar seco il tacchino mancante. Pure Giovanni si era così bene persuaso della cosa, che saltò sulla strada, gli corse dietro e con il coraggio di chi è sicuro di sè gl'intimò: - Non andrete avanti, se non mi restituite il tacchino. - Il forestiero guardò burbero l'arditello e - Ti ha dato volta il cervello, non è vero? Stammi allegro e buon giorno! - E Giovanni: - Non avete inteso? Fuori il tacchino! vi ho detto, che mi avete rubato. - Il forestiero aperse la giubba: - E dove vuoi che io lo abbia nascosto? - Giovanni non si sgomentò: - Ciò non fa che lo abbiate indosso: vi dico che lo voglio. - E quel tale: - Vedo che tu ami lo scherzo, e ciò non sta bene. Io non ho tempo da perdere con te. - Così dicendo si avviava. Ma Giovanni gli saltò innanzi: - No, che non partirete, senza avermi restituito il fatto mio, perchè io griderò al ladro tanto che basti, e se non verrà nessuno, io mi avviticchierò alle vostre gambe, ma non vi lascierò andare. - Quell'uomo, vedendo tanta risolutezza e temendo di essere scoperto, andò dietro ad una siepe vicina e trasse fuori da un fosso un sacco, nel quale aveva nascosto il tacchino. Egli aveva divisato di ritornare sul far della notte e, quando fosse deserto il luogo, portarsi via tranquillamente la preda. Facendo però in quel momento di necessità virtù: - Vedi, disse a Giovanni, io volevo farti uno scherzo per vedere se ti accorgevi che fosse sparito il tuo gallo. - Così dicendo glielo rimetteva. - Va bene, finì con dire Giovanni; ora andate pei fatti vostri, ma guardatevi dal fare di questi scherzi una seconda volta, perchè non è scherzo da galantuomo.

Alla sera Giovanni salì a casa per raccontare alla madre la sua prodezza. Un'altra madre avrebbe lodato la franchezza del figlio e avrebbe inveito contro il ladro, riempiendo di quell'avvenimento le orecchie delle vicine. Margherita invece trovò che il figlio si era arrischiato troppo e gli diceva: - E se per caso non fosse stato lui che ti avea preso il tacchino, ti mettevi ad un brutto rischio, perchè poteva offendersi e darti una buona dose di busse.

- Ma io era sicuro che me l'aveva rubato! Non vi era nessun altro, e il tacchino l'avea visto pochi momenti prima.

- Non aver tu visto nessuno non era ragione per accusare subito costui. Poteva qualcun altro essersi avvicinato al prato e poi essersi nascosto dietro a qualche albero o siepe.

- Se io avessi fatto tutto questo ragionamento, il tacchino sarebbe stato perso.

- Ascoltami: non sarebbe stata una gran perdita; sai che io poi non ci tengo gran fatto a pretendere i miei diritti, quando si corre pericolo di offendere la carità o la pace coi vicini. Per un grappolo d'uva o per un po' di frutta che mi fosse tolta, io non amo far guerra a nessuno. Se fa d'uopo, si avvisa; del resto non casca il mondo per certe bazzecole.

- Dunque vi lasciereste portar via tutto, senza lamentarvi?

- Adagio: se si trattasse di compromettere il benessere della mia famiglia, allora vedresti se sono donna da far stare i prepotenti.

- Ma non vedete che quell'uomo era tanto sfrontato da aggiungere la bugia?

- E chi ti disse che fosse bugia? Potea benissimo averti fatto uno scherzo. Tu non ne avevi prova in contrario.

- Uhm! brontolò Giovanni un po' incredulo.

- Ebbene: fosse anche stato colpevole, tu potevi accettar la scusa e risparmiargli quella confusione. Ti faccio poi osservare che le ultime tue parole erano di troppo. Dal punto che tu eri riuscito ad avere il gallinaccio, non c'era pi√π bisogno di altro.

- Dunque ho fatto male?

- Non dico questo: la tua intenzione era buona e la cosa riuscì bene. Guárdati però dal parlare di questo fatto cogli altri; e, se incontrerai quell'uomo, fa le viste di aver tutto dimenticato. Ricordati che aver un solo nemico è di troppo.

Tuttavia, se Margherita era maestra di prudenza, era pur dessa che col suo esempio avea avvezzato i suoi fanciulli ad essere coraggiosi. A questo proposito ecco un grazioso aneddoto.

In uno di questi anni lamentavasi uno scarso raccolto di uva, e, costando quindi a caro prezzo, in sull'avvicinarsi della vendemmia era custodita con molta vigilanza dai contadini. In fatti certi ladruncoli andavano attorno di notte e spogliavano le vigne per arricchire a spese altrui le proprie cantine.

Mamma Margherita, che abitava in una casa isolata, circondata da boschi, ed era sola con tre ragazzi, non trovavasi certo in istato di poter respingere chi fosse venuto a rapirle il fatto suo. Era perciò sempre in pericolo di veder un bel mattino scomparso il reddito migliore del suo podere. Qualche vite lungo il sentiero era già stata spogliata dai malviventi. Essa però avea un non so che di virile nel suo modo di pensare e di operare, da non lasciarsi sgomentare di nulla. Un giorno vide un uomo, il quale costeggiava la sua vigna come chi ha solo scopo di ricrearsi passeggiando, ma si accorse che di quando in quando osservava la siepe e le ripe quasi per istudiare un passaggio. Margherita sospettò come in quella notte le si volesse fare un brutto tiro, e, mettendosi in guardia, chiamò a sè i figliuoli, dicendo loro: - Temo che questa notte ci vogliano rubare l'uva: quindi staremo all'erta. Ma voi non dite una sola parola, osservate un profondo silenzio, e griderete con quanta voce avete in gola e col maggior fracasso possibile al ladro! al ladro! quando io ve ne darò il segnale.

Fattasi notte oscura, Margherita uscì fuori dall'uscio di casa, e senza alcun lume si assise per terra coi figli, che si erano essi pure seduti intorno a lei. Passò qualche tempo, ed ecco comparire un'ombra in fondo alla vigna, girare intorno alla siepe, e poi entrare nel podere, innoltrarsi lungo un filare e quindi fermarsi. Margherita osservava. Tutto era silenzio. I figli attenti non aspettavano che il segnale. Quell'uomo avea già staccato un grappolo, quando Margherita gridò: - Assassino! Dunque vuoi andare all'inferno per un po' d'uva? - E i tre giovanetti ad urlare subito: - Ai ladri, ai ladri, presto, presto, gendarmi da quella parte; il ladro è là! Su, su, gendarmi, gendarmi - E, sbatacchiando molle e palette di ferro, facevano un fracasso dell'altro mondo. A quelle grida improvvise il ladro, fuori di sè per lo spavento, lasciava l'uva, si precipitava giù dalla collina, e si dileguava non senza cadere a rompicollo in qualche fosso. Margherita, soddisfatta di quella vittoria, diceva allora ai figli: - Vedete, anche senza fucili noi abbiamo fatto scappare i ladri. - Tutti ridevano saporitamente. Il ladro però dopo poco tempo per altri furti cadde in mano della giustizia, ed ebbe parecchi anni di carcere.

Assuefatto così Giovanni ad aver l'animo insensibile alla paura, sapeva mantenere quel sangue freddo, che poi gli fu tanto necessario nelle svariate vicende e nei pericoli, ai quali tante volte andò incontro nella lunga sua vita. Il motivo soprannaturale è certamente quello che animavalo; ma la virtù in un cuore avvezzo da fanciullo ad essere meticoloso è come un generoso liquore in fragile vaso; ci vuole un miracolo perchè resista. Di Giovanni si può dire con verità ciò che del giusto si legge nell'Ecclesiastico: “Il padre di lui si morì.... e quasi non morì, perocchè ha lasciato dopo di sè chi lo somiglia; e nella morte sua non si attristò.... perocchè egli ha lasciato alla casa un difensore contro i nemici ed uno che sarà grato verso gli amici”. E non doveva invero Giovanni essere custode della vigna del Signore, uno dei difensori della sua casa?

Altra prova d'intrepidezza diede Giovanni qualche anno dopo. Mamma Margherita si era sempre ben guardata dal raccontare a' suoi figli paurose novelle, che alterassero la loro fantasia, come purtroppo fanno certe genitrici imprudenti, le quali a questo modo invece di giovani coraggiosi allevano dei codardi. Orbene un autunno, essendo Giovanni andato a passare breve tempo di vacanza al suo paese, recossi alla casa materna in Capriglio, ove Margherita, per cagione delle vendemmie, soleva dimorare per qualche giorno. Il nonno, gli zii e le zie fecero liete accoglienze al nipote, ed avvicinandosi la notte, in aspettazione che fosse pronta la cena, qualcuno prese a narrare come nei tempi passati si udissero sopra nel solaio dei rumori di varia intensità, ora prolungati, ora brevi, ma sempre spaventosi. Tutti affermavano che solo il demonio era capace di recar disturbo in siffatto modo alla gente. Giovanni non voleva prestar fede a queste fole, ma sosteneva quei fenomeni doversi attribuire a più di una causa naturale, al vento per esempio, alla faina e via discorrendo. Intanto, essendo già oscuro, accendevansi i lumi. La stanza, nella quale si tenea conversazione, aveva un soffitto di assi, che serviva di pavimento ad un largo sottotetto, destinato a granaio ed a magazzino degli altri raccolti. Ad un tratto si ode il fracasso di un corpo che cade, come di un cestone pieno di bocce, e poi un rumore sordo e lento che si strascina sul loro capo da un angolo all'altro della stanza. Cessano i ragionamenti, e si fa un cupo silenzio. Ed ecco rinnovarsi quel sinistro inaspettato rumore. Le faccie di tutti impallidiscono.

Che cosa sarà? si interrogano a vicenda sottovoce.

- Allontanati: dice Margherita a suo figlio: vieni, usciamo; ti potrebbe far del male una paura inaspettata.

- Ma no, replica Giovanni: voglio vedere che cosa c'è.

Intanto il rumore continuava ad intervalli, e realmente a quell'ora avea un non so che di pauroso per essere inesplicabile. Tutti i radunati si guardavano in faccia.

- La porta di casa forse fu lasciata aperta? - interrogò uno di quelli.

- No, è chiusa a chiave - rispose un altro.

- Dunque?

Giovanni si alzò risoluto, accese una lucerna e disse: - Andiamo a vedere.

- Ma senti, aspettiamo domani.... la prudenza...

- Che! avreste paura?

Così dicendo, salì la scala di legno che metteva nella soffitta. Gli altri, ciascuno con una lucerna accesa ed un bastone in mano, venivangli tutti dietro tremanti e parlando sottovoce. Giovanni spinse la porta del solaio, entrò e alzando la lanterna guardò attorno. Non si vedeva nessuno. Tutto era silenzio. I suoi parenti parte si erano affacciati alla porta; uno o due soli avevano osato entrare. Ed ecco tutti levare un grido ed alcuni darsi alla fuga. Accadeva un fatto strano: un vaglio da grano, che era in un angolo, muoveasi da sè e si avanzava. Alle grida di spavento, il vaglio erasi fermato; ma, cessate queste, dopo qualche istante si rimise in moto e venne a fermarsi ai piedi di Giovanni, che aveagli fatto qualche passo incontro. Giovanni porge il suo lume a chi gli era più vicino, ma costui spaventato lo lascia cadere per terra e il lume si spegne. Allora, fattosi dare un altro lume acceso, lo pone sopra una vecchia sedia e curvandosi mette le mani sul vaglio. - Lascia, lascia! - gli si grida da chi sta sulla porta. Egli non bada e solleva da terra il vaglio. Qui fu uno scoppio di risa universale. Sotto il vaglio stava una grossa gallina!

Ecco come era andata la cosa. Il vaglio stava appoggiato piuttosto pendente verso il pavimento, coll'orlo dalla parte del muro. Siccome tra i vimini rimanevano alcuni granelli di frumento, così la gallina era passata disotto per beccarseli. Ma il vaglio scorrendo cadde sulla gallina, la quale restò così prigioniera. Stanca però di star là sotto e affamata, cercava di uscire, e non potendo sollevare quel peso, urtava nelle sue pareti. Così essa spingeva la sua carcere, che essendo molto leggiera facea correre da una parte all'altra del solaio. Il silenzio della notte, il pavimento di assi e la paura aveano fatto sembrare formidabile quel rumore.

Una matta allegria successe a quel panico e la gallina ne pagò le spese. Margherita la prese: - Non ce ne farai più di queste paure - disse, e issofatto le torse il collo, e, spiumata, fu messa a cuocere. - Il folletto è nella pentola! - gridavano quei della famiglia. Fu apprestata all'improvviso una magnifica cena; nessuno ebbe voglia di andare a dormire, e così passarono la notte contenti di essere liberati da quello spauracchio e occupati nel sorvegliare tini e le botti

Tale fu sempre Giovanni. Dà una gran sicurezza al giovane l'essere persuaso di trovarsi in grazia di Dio: “Non tremerà e non avrà paura di cosa alcuna colui che teme il Signore; perchè questi è sua speranza. Se ti fiderai dell’aiuto di Dio, non temerai i notturni spaventi, nè lo spettro che va attorno nelle tenebre”.

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