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Andar per mare con la Bibbia come bussola

L'estate originale di un gruppo di ragazzi francesi. C'è una barca a vela che merita assolutamente di essere segnalata tra le cronache di quest'estate...


Andar per mare con la Bibbia come bussola

da Teologo Borèl

del 25 agosto 2006

Non approderà nel porticciolo dei vip e non attirerà l'attenzione dei paparazzi. Ma c'è una barca a vela che merita assolutamente di essere segnalata tra le cronache di quest'estate. È il mezzo che un gruppo di ragazzi francesi, guidati da alcuni gesuiti con la passione per il mare, hanno scelto come sede apparentemente inconsueta per una settimana di esercizi spirituali. Il primo 'equipaggio' ha issato le vele sulla costa atlantica. Altri, in autunno, si spingeranno fino a Marsiglia.

Grazie allo skipper esperto, non dovrebbero trovarsi a rivivere un po' troppo in prima persona il brano evangelico della tempesta sedata. Ma le loro giornate in mare sono aperte a tutte le altre pagine della vita di Gesù. È proprio l'incontro con la Bibbia, infatti, il cuore di questa esperienza. Si salpa con a bordo solo l'essenziale, si getta l'ancora rigorosamente lontano dal frastuono. Perché di una vacanza dello spirito si tratta.

È la rivincita del mare sulla montagna, meta da sempre privilegiata dei campi estivi parrocchiali. Un modo originale per riscoprire nel silenzio l'ingrediente fondamentale di un ambiente che invece, ormai, conosciamo solo per la musica a tutto volume e il chiacchiericcio da spiaggia. Ed è anche l'occasione per ritrovare nella barca qualcosa di più dello status symbol un po' snob, scelto per trascorrere una vacanza lontana dai comuni mortali.

Ma gli esercizi spirituali in mare sono soprattutto un ritorno al Vangelo. Aiutano a riscoprire il contesto di alcuni racconti ascoltati tante volte, ma forse oggi un po' troppo svuotati di quella forza che solo l'esperienza fisica del mare può aiutare a ritrovare. La storia di quel giorno in cui Gesù, di fronte alla folla che gli si assiepava intorno dopo la moltiplicazione dei pani, prende con sé i discepoli e si allontana sulla barca (Mc 8,10). O l'invito «prendi il largo» (Lc 5,4), rivolto a Pietro in occasione della pesca miracolosa: all'indomani del Giubileo del 2000 Giovanni Paolo II lo rilanciò come imma gine guida per la Chiesa del terzo millennio. Nel Vangelo di Giovanni, poi, il mare è addirittura il luogo dell'incontro col Cristo Risorto (Gv 21), con l'immagine bellissima del discepolo che dalla barca si getta in acqua per raggiungere il Maestro riconosciuto sulla riva.

La barca e il mare come parabola evangelica per eccellenza, dunque. Col loro muoversi lento, lontano dal ritmo affannato che proprio domenica scorsa Benedetto XVI, riprendendo le parole di san Bernardo, citava per metterci in guardia dal pericolo dell'attivismo. Andare per mare, infatti, significa anche riscoprirsi piccoli di fronte al creato. Lasciarsi portare dalle onde e dal vento, che non siamo noi a dominare.

Può dirci ancora tanto il mare. Basta uscire dalla baia delle banalità. Con la Bibbia come bussola anche tra yacht e cabinati si può scoprire il tesoro più nascosto.

Giorgio Bernardelli

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