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Abbi gli occhi belli!Festa di Madre Mazzarello...

Madre Mazzarello scrive a tutte le sorelle e alle giovani che desiderano vivere come lei... «Garanzia per vivere il paradiso già ora “è che voi manteniate sempre l'umiltà e la carità” (L 58,4)».


Abbi gli occhi belli!Festa di Madre Mazzarello...

del 13 maggio 2014

 

«Carissime sorelle, sapete cosa vi chiedono i giovani oggi? Di avere gli occhi belli». Madre Mazzarello scrive a tutte le sorelle e alle giovani che desiderano vivere come lei…. (le parti in corsivo sono prese dagli scritti di Madre Mazzarello)

 

 

Carissime sorelle,

in questo giorno di festa la prima cosa che vorrei dirvi è che sono contenta di voi e di quello che siete. Il dono più prezioso che possiamo offrire a Dio, infatti, è la nostra consegna incondizionata sugli altari del mondo in cui vivono i giovani e la passione che ogni giorno ci deve render deste è quella di fare la volontà di Dio a tutti i costi: non ci sono, infatti, costi così alti per cui valga la pena declinare il suo invito, fosse anche il costo della vita stessa. Per questo vi dico… “entrate sovente nel cuore di Gesù” (L 17,2) perché l’amore per la persona amata cresce solo frequentandola. Quando si ama davvero non ci basta più stare di fronte alla persona amata: si vorrebbe piuttosto abitare dentro di lei. Infatti coloro che si amano si dicono l’un l’altro “Ti voglio così bene che vorrei abitare dentro di te”. Quando questo accade possiamo “parlarci sempre nel Cuore di Gesù” (L 39,2). Non solo: “Possiamo ogni giorno trovarci vicino nel Cuore di Gesù e là dentro pregare l’una per l’altra” (L 42,1).

 

Voglio ringraziarvi proprio perché ci siete, perché siete rimaste in Lui (cf. 1Gv 4,7-16). Permettetemi di dire, però, che non è ancora abbastanza perché il Signore ci chiede tutto e sempre per cui “lavorate tanto per guadagnarvi il Paradiso, non vi scoraggiate mai [e] non dite mai nessun ma” (L 22,9). Non anteponete nulla all’amore per Cristo e prodigatevi affinché il tempo libero non esista più: ci sia nella vostra vita solo il tempo dell’amore di Dio. L’eternità non è forse questo?

 

Tutto (cf. Luca 10,21-28) e sempre: tutto non ogni tanto e sempre non al novantanove per cento. Non tenete nulla per voi. E “quando la croce vi sembrerà pesante, date uno sguardo alla croce che teniamo al collo e dite: Oh, Gesù, voi siete tutta la mia forza e con voi i pesi diventano leggeri, le fatiche soavi, le spine si convertono in dolcezze” (L 64,5).

 

 

Carissime sorelle,

voglio chiedervi una cosa in tutta sincerità: “Ditemi un po’, vi volete tutte bene? Vi usate carità l’una verso l’altra?” (L 27,8). Mi raccomando… di volervi bene perché senza la carità la nostra vita non è più vita. Anzi, agli occhi del mondo se non viviamo nella carità la nostra vita appare come sprecata, inutile. Non amatevi per finta e non siate mai tra voi colleghe, ma sorelle. È questo il tesoro più bello che potete offrire ai giovani anche se questo significa coltivare l’abnegazione e fare talvolta delle umiliazioni lo strumento privilegiato per vivere l’umiltà. “Il più che importa è che andiate d’accordo fra voi altre, sia in una casa che in un’altra; aiutatevi sempre da vere sorelle” (L 63,4).

 

Amatevi davvero sapendo che il vero culto, l’offerta più gradita a Dio è l’offerta di te stessa per amore. Che cosa sarebbe della vostra vita se non ci fosse l’amore?! Se tu hai una comunità ordinata e confortevole ma non hai l’amore, tu non sei niente. Se tu sei madre spirituale di alcune sorelle o di tanti giovani ma non coltivi in te l’umile amore non sei niente. Se la tua casa è piena di giovani ma tu non vivi nell’amore incondizionato, stai lavorando inutilmente. È la carità vicendevole, la delicatezza nelle piccole cose, il saper dire grazie e scusa, il saper perdonare, l’ascoltare, il sentirsi amati, l’amare gratuitamente, la capacità di piangere con coloro che sono nel pianto e di sorridere con coloro che sono nella gioia che danno senso ai nostri giorni.

 

L’amore fraterno vissuto con radicalità e gioia è la chiave segreta che fa dell’animazione vocazionale non uno strumento di ingegneria pastorale bensì uno strumento per diffondere l’amore: “se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e il suo amore diventa perfetto in noi” (cf. 1Gv 4,7-16). In questo modo «l’attivismo sfrenato, che spesso caratterizza la vita salesiana, viene superato alla sua radice e il rischio di essere “bruciati nell’azione” si trasforma nella proposta esaltante di essere “bruciati dall’amore”»[1].

 

“Nel tempo degli Esercizi abbiamo acceso il fuoco nel nostro cuore, ma se ogni tanto non scuotiamo la cenere e non vi mettiamo della legna, esso si spegnerà. Adesso è proprio il tempo di ravvivare il fuoco” (L 27,8) amando perché l’amore genera amore, «l’amore cresce attraverso l’amore»[2]. Le relazioni tra voi e le relazioni con i giovani devono essere il luogo in cui consumarsi amando. Non c’è niente di più triste che consumarsi per sé o per ciò che non ha il sapore dell’eterno…

 

Come ho detto tante volte “ogni punto d’ago è un atto d’amor di Dio”: una volta era riferito ai vestiti, oggi alle relazioni… Davvero “ogni punto d’ago” ovvero ogni sforzo per costruire quel tessuto che ci unisce tutte e che va a formare la Chiesa è “un atto di amore di Dio”!

 

Ve lo chiedo per piacere… e per piacere a Dio: vogliatevi bene sempre e a tutti i costi. “Correggete[vi] sempre con carità” (L 17,1), “avvisatevi a vicenda sempre con carità” (L 56,8) e “con dolcezza” (L 27,10). Ma per questo è necessario che “imitiate il nostro carissimo Gesù in tutto, ma specie nell’umiltà e nella carità” (L 26, 4).

 

 

Carissime sorelle,

siete chiamate alla vita eterna, una vita che non è domani: già oggi qui e ora può iniziare. Garanzia per vivere il paradiso già ora  “è che voi manteniate sempre l’umiltà e la carità” (L 58,4).

 

Riguardo l‘umiltà, che vi raccomando di considerare come l’anima della carità, “tu tienti sempre l’ultima di tutte: se lo farai di cuore e non con sole parole sarai presto santa” (L 62,3). L’umiltà per la nostra vita spirituale è come l’ossigeno per il corpo. Vuoi soffocare spiritualmente? Rinuncia all’umiltà. Vuoi vivere e divenire presto santa? Coltiva l’umiltà. E quando questa non basta invoca l’umiliazione. Ricorda che “Gesù si compiace tanto di stare in mezzo alle figlie che sono umili, obbedienti e caritatevoli. Fate in modo che Gesù possa star volentieri in mezzo a voi” (L 49,6).

 

Riguardo la carità “mie buone suore, pensate che dove regna la carità vi è il Paradiso” (L 49,6); per questo il Paradiso è già qui. Viviamo già il Paradiso lì dove regna la carità. “Fate [allora] con libertà tutto ciò che richiede la carità” (L 35,3). È la carità infatti l’unità di misura di ogni vostro gesto. E la prova che vivete davvero nella carità è che nella vostra vita c’è qualcuno per cui siete disposte a dare la vita. Vi auguro che nella vostra vita ci sia almeno una persona a cui ogni tanto dite «Ti voglio così tanto bene che sono disposta a morire per te».

 

 

Carissime sorelle

sapete cosa vi chiedono i giovani oggi? Di avere gli occhi belli. Fate in modo che i giovani oggi possano dire: «vorrei avere i tuoi occhi che mi parlano di Dio e mi rivelano la tua sete di infinito». Oggi come ieri a volte lo scoraggiamento ci prende e il calcolo umano sembra prendere il posto della speranza, il lamento quello del sogno, la resa quello della resistenza… Senti, “quando sei stanca e afflitta va’ a deporre il tuoi affanni nel Cuor di Gesù e là troverai sollievo e conforto. Non scoraggiarti mai per qualunque avversità; prendi tutto dalle mani di Gesù, metti tutta la tua confidenza in Lui e spera tutto da Lui” (L 65,3).

 

E allora i tuoi occhi saranno belli perché saranno lo specchio di Dio e come Maria da evangelizzata diventerai evangelizzatrice[3].

 

 

Deve essere veramente buono Dio per averci dato tutto questo...

 

“Che Dio ti benedica e ti faccia tutta sua” (L 19,3).

 

[1] Cf. PASCUAL CHÁVEZ, Il ripensamento della pastorale voluto dal CG26, Roma presso l’UPS, 7 novembre 2008, prot. n. 63/2008.

[2] BENEDETTO XVI, Deus caritas est, n°18.

[3] Cf. ACG FMA XXII, Più grande di tutto è l’amore, n° 33.

 

 

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