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2. Espressioni ed echi dell'attività di Don Bosco

Lo scopo di questo Catechismo si è di raccogliere nei giorni festivi quei giovani che, abbandonati a se stessi, non intervengono ad alcuna Chiesa per l'istruzione...


2. Espressioni ed echi dell'attività di Don Bosco

da Don Bosco

del 08 gennaio 2007

TESTI

 

 

Per l’inizio dell’'oratorio a Torino-Valdocco (1846)+

 

Una lettera al marchese Michele Benso di Cavour1

   

Eccellenza,

   la parte che l’Eccellenza Vostra prende in tutto ciò che riguarda al buon ordine pubblico, civile e morale, mi fa sperare che non Le torni discaro un ragguaglio sopra di un nostro Catechismo, che ha di mira il bene della gioventù e di cui Ella stessa dimostrò più volte prenderne parte favorevole.

   Questo Catechismo fu incominciato tre anni sono nella Chiesa di San Francesco d’Assisi e, benedicendo il Signore l’opera sua, i giovani intervennero sino al numero di cui erane il luogo capace. Allorché poi l’anno 1844 per cagion d’impiego mi sono andato a ristabilire alla Pia Opera del Rifugio, quei giovanetti continuarono recarsi qua per la loro spirituale istruzione. Fu appunto in quel tempo che, di concerto con il signor teologo Borelli e don Pacchiotti, abbiamo presentato una memoria a Monsignor Arcivescovo, che ci autorizzò a convertire una nostra camera in Oratorio, dove si faceva il Catechismo, si udivano le confessioni, si celebrava la Santa Messa pei sovra accennati figliuoli.

   Ma cresciuto il loro numero, né potendo più essere ivi contenuti, abbiamo supplicato gli Illustrissimi Signori di Città a tal oggetto, e ci venne riscontrato con autorizzazione di poter traslocare il nostro Catechismo nella Chiesa di San Martino presso ai Mulini della Città. Là il concorso dei giovani fu grande e sovente oltrepassava i duecento cinquanta.

   Senonché anche da questa Chiesa siamo stati dai Signori Sindaci della Città prevenuti dover il nostro Catechismo altrove traslocarsi pel prossimo gennaio, senza che ci venisse accennato il motivo. L’imbroglio per noi era grande, abbandonare l’opera incominciata che pareva sì buona ci rincresceva, solo Sua Eccellenza il Conte di Collegno dopo d’aver parlato con Lei ci confortava proseguire.

   Durante quest’inverno l’abbiamo fatto parte in nostra casa e parte in varie camere prese a pigione. Finalmente la settimana corrente siamo venuti a trattativa di un sito col signor Pinardi, con cui fu pattuita la somma di franchi ducento ottanta per una camera grande, che può servire di Oratorio, più altre due camere con sito aderente. Questo luogo ci sembra essere conveniente, sia perché trovasi molto vicino al Rifugio, come anche per essere in un posto affatto distante da ogni Chiesa e vicino a parecchie case; resta solo che Ella ci manifesti se vada bene in ciò che concerne alla società civile ed esteriore.

   Lo scopo di questo Catechismo si è di raccogliere nei giorni festivi quei giovani che, abbandonati a se stessi, non intervengono ad alcuna Chiesa per l’istruzione, il che si fa prendendoli alle buone con parole, promesse, regali e simili. L’insegnamento si riduce precisamente a questo: 1º Amore al lavoro – 2º Frequenza dei Santi Sacramenti – 3º Rispetto ad ogni superiorità – 4º Fuga dai cattivi compagni.

   Questi principii che noi ci studiamo d’insinuare destramente nel cuore dei giovani hanno prodotto effetti meravigliosi. Nello spazio di tre anni più di venti abbracciarono lo stato religioso, sei studiano il latino per intraprendere le carriera ecclesiastica, molti altri ridotti a buoni sentimenti frequentano le loro rispettive parrocchie. Il che è molto considerevole attesa la qualità dei giovani, i quali comunemente sono all’età da dieci a sedici anni, senza principii di religione e di educazione, la maggior parte in preda ai vizii e in procinto di dar motivo di pubbliche lagnanze o di essere posti nei luoghi di punizione.

   Ella ha un cuor buono e amante di tutto quello che ridonda al pubblico bene civile e morale, laonde la preghiamo a voler proteggere queste nostre fatiche, le quali, come ben vede, non tengono già ad alcuna ombra di lucro, ma solo a guadagnar anime al Signore.

   Le spese che dobbiam fare per fornire di quanto ricercasi il luogo accennato sono molte; abbiamo già il prelodato Conte Collegno che si offrì nostro benefattore, il quale ci diede annuenza di manifestarlo a Vostra Eccellenza, a cui avrebbe poi egli stesso tenuto dettagliato discorso. Qualora poi Ella desiderasse di parlare con me e con i miei colleghi saremmo pronti ad ogni di Lei cenno, e sarebbe nostro ansioso desiderio.

   Nell’atto poi che Lo prego d’aver per buona la libertà che mi son presa, Le auguro ogni bene dal Signore e mi reputo al più grande onore il potermi dire colla più perfetta stima e col più profondo

rispetto.

        

di Vostra Eccellenza umilissimo

 e obbligatissimo servitore

sacerdote Bosco Gioanni   

Direttore spirituale al Rifugio   

Torino li 13 marzo 1846.

   

Riscontrare. Aver io parlato con S.E. Rev. Monsignor Arcivescovo e col Conte Colegno che nessun dubio può esservi del vantaggio di un

Catechismo e che riceverò volentieri il sig. sacerdote Bosco lunedì

30 al Ufficio alle due vespertine.

   28 marzo

   Benso di Cavour.2

 

 

NOTE:

+ G. BOSCO, Epistolario. Introduzione, testi critici e note, a cura di Francesco Motto, vol. I (1835-1863). Roma, LAS 1991, pp. 66-68.

1 Intervento di don Bosco in prima persona presso il marchese Michele Benso di Cavour, Vicario di Polizia, per il trasferimento dell’Oratorio nella casa Pinardi nella zona periferica di Valdocco, nel Borgo Dora. Michele Benso, marchese di Cavour (1781-1850), padre di Gustavo e Camillo, dal 1819 è decurione di città a Torino e dal 1833 uno dei sindaci. Nel 1835 è nominato Vicario di Città (o di Polizia) e vi rimane fino al 1848. Il testo della lettera è pubblicato da G. Bracco nel suo saggio Don Bosco e le istituzioni, inserito nel vol. Torino e don Bosco, Parte prima, a cura di G. Bracco (Torino, Archivio Storico della Città di Torino 1989), pp. 126-128.

2 Il tono della risposta e gli esiti positivi dell’incontro possono legittimare qualche dubbio sulla totale oggettività di quanto don Bosco scrive nel Cenno storico (si veda più avanti alle pagine 118-119).

 

 

Pietro Braido

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