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10. Espressioni ed echi dell'attività di Don Bosco

Proporrei dunque che Sua Maestà si degnasse accordare al sacerdote Bosco...


10. Espressioni ed echi dell'attività di Don Bosco

da Don Bosco

del 12 gennaio 2007

TESTI

 

 

Relazione dell’economo generale Ottavio Moreno a favore di don Bosco +

 

Torino, il 6 dicembre 1849

 

Ill.mo Sig. Sig. Padron Colendissimo,

   Punto non dubito, che già sia noto a codesto Ministero il distintissimo ed attivo zelo con cui il sacerdote Bosco Giovanni già da alcuni anni si adopera nell’istruire, e nel raccogliere giovanetti o abbandonati, o discoli, che vagando ora qua ora là per le contrade e i viali della capitale fanno quella mostra di sé che tutti sanno, e lo sanno con vero raccapriccio, e con funeste previsioni, che mi sono corroborate da quanto veggo e provo di tali giovani, quando sono sgraziatamente arrestati e condotti nelle carceri.

   Tutto ciò che il Sig. D. Bosco espone nella supplica favoritami da Vostra Signoria Ill.ma in comunicazione è di tutta verità. Sarebbe quindi a desiderare che il governo s’occupasse sul serio della sorte attuale e futura di tali giovanetti: sarebbe questo un grande servizio reso non solamente alla Città di Torino tanto disgraziata della loro maniera, ma a tanti padri e madri di famiglia, ed alla società tutta del Piemonte; perché l’esempio della capitale si diffonderebbe facilmente, e con efficacia nelle provincie dove non mancano anzi si moltiplicano i discoli giovani con vero tormento, e scandalo de’ buoni.

   Il Sig. D. Bosco fa tutto quello che può; ma un povero sacerdote non ha mezzi sufficienti al più necessario dispendio, e confida nella carità cristiana ed in quella altresì del governo che pure è grandemente interessato a dirigere, e ad assicurarsi della sufficiente docilità d’una classe che cresce a dismisura, vive senza tetto, senza istruzione, senza ritegno, lanciata alla seduzione di chi le offerisce il soldo, prezzo di schiamazzi, di urli, e che so io ben altro.

   Il Sig. D. Bosco, per quanto mi diceva, desidera d’essere almeno aiutato nel pagamento del fitto de’ locali, che occupa, e che ha destinati a raccogliere e ad istruire, e ad isfamare talvolta anche un buon numero di tali giovani sfaccendati: il fitto che paga delle tre località monterebbe a lire due mila e quattrocento: più vi sarebbe la manutenzione delle tre cappelle, che necessariamente debbono essere provvedute di vari sacri, di suppellettili, comunque pochi, ma almeno decenti.

   Se non si aiuta il suddetto sacerdote dichiara che non può più reggere a tanta spesa; e ben s’accorge che la carità de’ benefattori si stanca: arriverebbe dunque come arrivò al benemerito sacerdote Cocchis, che per mancanza di mezzi dovette abbandonare un’opera consimile alla quale attendeva con successo da alcuni anni, e dalla quale dovette cessare carico di debiti.

   Proporrei dunque che Sua Maestà si degnasse accordare al sacerdote Bosco, per questa volta, il sussidio di lire quattrocento intanto giova sperare che il governo prenderà a cuore un oggetto la di cui gravità cresce ogni giorno, e che può avere tristissime conseguenze per l’avvenire.

   Ho l’onore di ritornare a Vostra Signoria Ill.ma la supplica suddetta riconfermandomi con sensi del più distinto rispetto.

   

Della Signoria Vostra Ill.ma

Dev.mo Obb.mo Serv.re

Abate Moreno    

 

 

NOTE:

+ La precedente supplica di don Bosco a Vittorio Emanuele II era stata inviata, secondo la prassi, alla Gran Cancelleria, perché il primo ufficiale chiedesse il parere del titolare dell’Economato Generale Regio Apostolico, che era allora il can. Ottavio Moreno. La Relazione, favorevole, indusse il re a concedere un sussidio di 400 lire, somma piuttosto cospicua in rapporto al valore monetario del tempo. Cfr. A. GIRAUDO, 'Sacra Real Maestà'..., in 'Ricerche Storiche Salesiane' 13 (1994), pp. 302-303.

    Ottavio Moreno (1779-1852), savonese, canonico della cattedrale di Torino, senatore nel 1849, occupò la carica di economo generale dal 1836 alla morte. Lo ritroveremo nel Cenno storico dell’Oratorio di S. Francesco di Sales a presiedere la cerimonia della posa della prima pietra della chiesa di S. Francesco di Sales il 20 luglio 1851.

Pietro Braido

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